Il manifesto anti-aborto dell’associazione ProVita è stato rimosso. Dopo le polemiche, il maxi-cartellone di sette metri per undici con l’immagine di un embrione e il monito “Sei qui perché tua mamma non ti ha abortito” affisso tre giorni fa sulla facciata di un palazzo a Roma è sparito. Il Comune aveva avvertito giovedì di aver già avviato indagini e allertato la polizia locale, come aveva poi ribadito anche la sindaca Virginia Raggi rispondendo alle richieste di chi, come la senatrice Pd Monica Cirinnà, ne richiedeva l’immediata rimozione: “Abbiamo già informato gli uffici e se ne stanno occupando”, aveva detto la prima cittadina. Già in passato l’amministrazione capitolina aveva interdetto l’associazione ProVita dall’affissione di simili manifesti, perché in contrasto con le prescrizioni previste dal Regolamento in materia di Pubbliche affissioni di Roma Capitale, che vieta espressamente “esposizioni pubblicitarie dal contenuto lesivo del rispetto di diritti e libertà individuali”.

“Manifesto rimosso! Abbiamo vinto, tutte e tutti!”, esulta in un post su Facebook la rete del Municipio XIII, Aurelio in Comune, che aveva promosso per sabato una mobilitazione proprio contro il manifesto “Non possiamo non sottolineare come l’ampio ed unitario fronte che ha visto coinvolti – senza veti e steccati – associazioni, movimenti, forze politiche ed esponenti delle istituzioni capitoline e regionali, abbia permesso un’importante vittoria contro chi vuole mettere in discussione il diritto di scelta delle donne”, si legge ancora nel post.

Prima dell’attesa rimozione, in molti avevano protestato contro il maxi cartellone anti-aborto. “Un ricatto morale“, “una vergogna”, “peggio dei talebani“, sono alcuni dei commenti che erano apparsi su Twitter, mentre altri ironizzavano scrivendo “benvenuti nel Medioevo“. Col manifesto, ProVita intendeva rilanciare, a 40 anni dalla legge 194 sull’interruzione di gravidanza che ha legalizzato l’aborto il 22 aprile 1978, la filosofia dell’associazione attraverso l’immagine di un feto e frasi tipo “il tuo cuore batteva già dalla terza settimana dopo il concepimento, già ti succhiavi il pollice, tutti i tuoi organi erano presenti”. Doveva rimanere lì, al civico 58 di via Gregorio VII, fino al 15 aprile. “Il maxi manifesto di Roma riporta l’attenzione sulla violenza e dramma di una condanna a morte prima di nascere”, aveva cercato di spiegare il presidente di ProVita, Toni Brandi.

Contro il cartellone erano insorte per prime le consigliere del Pd al Campidoglio e quella della Lista Civica, Svetlana Celli. “Offende la scelta delle donne di abortire, una scelta, sempre sofferta e dolorosa, garantita dalla legge 194 che a maggio compirà 40 anni – spiegavano – Si tratta di immagini che offendono la sensibilità anche di tutte le persone che hanno subito la fine di una gravidanza per i motivi più diversi. Difendere la vita con messaggi così crudi e violenti non appartiene alla storia delle donne, né della città”. “Continueremo a sostenere che la scelta fatta 40 anni fa a sostegno della legge 194 non vada affatto messa in discussione, semmai andrebbe rafforzata“, aveva dichiarato anche la segretaria nazionale della Fp Cgil, Cecilia Taranto. “L’impressione è che, di nuovo, a fronte di una crisi devastante del Paese, si provi a colpevolizzare le donne. Lo schema è noto. Questa volta è troppo”, aveva aggiunto Taranto.