Silvana Saguto va rimossa dalla magistratura. È questa la sanzione decisa dalla sezione disciplinare del Csm per l’ex presidente della sezione Misure di prevenzione del tribunale di Palermo, sotto processo a Caltanissetta per la gestione dei beni confiscati alla mafia e le nomine di amministratori giudiziari: secondo l’accusa avrebbero favorito anche familiari e amici. A chiedere la sanzione massima è stato il sostituto pg della Cassazione, Mario Fresa. Il provvedimento del Csm è impugnabile di fronte alle sezioni unite civili della Cassazione.

Quella che era considerata la zarina dei beni confiscati aveva presentato istanza di legittimo impedimento chiedendo di rinviare l’udienza: Palazzo dei Marescialli, però, ha ritenuto che respingere la richiesta. Saguto ha presentato più volte certificati medici in concomitanza con le udienze e non ha aderito alla possibilità di utilizzare una videoconferenza per rendere spontanea testimonianza. “Saguto sta tentando di sottrarsi al giudizio”, ha detto Fresa.

La sezione disciplinare di Palazzo dei Marescialli ha inoltre ritenuto responsabili di parte degli addebiti Fabio Licata, prima giudice a Palermo e oggi al tribunale di Patti, e Lorenzo Chiaramonte, ora giudice a Marsala. Il primo ha ricevuto la sanzione della perdita di due mesi di anzianità (ma era stata richiesta la sospensione di sei mesi) e il secondo quella della censura (la richiesta, invece, era di fargli perdere sei mesi di anzianità). “Il pronunciamento del Csm si fonda su un presupposto illogico e su una palese violazione di legge: per quanto riguarda i capi relativi all’aumento dei compensi all’ingegnere Caramma la procura di Caltanissetta archivia ritenendo il dottor Licata vittima di un raggiro (e per gli stessi fatti il Csm condanna); per quanto concerne le nomine degli organismi di vigilanza di Italgas e Gasnatural, il Csm ritiene che si tratti di decisioni di competenza collegiale, mentre il codice antimafia li attribuisce al giudice delegato”, è il commento del magistrato Licata. Assolti, invece, Guglielmo Muntoni, che presiede la sezione Misure di prevenzione di Roma, e il giudice Tommaso Virga: per il Csm gli addebiti nei loro confronti erano di scarsa rilevanza.