Tra le cose buone che ha fatto Beppe Grillo, che è pur sempre un comico, è aver dato a tanti italiani una direzione alla propria passione, un’idea alla vita e anche un conforto a quella che oggi sembra purtroppo solo una suggestione: una società un po’ più giusta, meno potenti sul calesse, meno poveri in giro. Ha combinato anche guai e tra questi il più cattivo è aver marchiato a fuoco sotto il timbro della indegnità, del leccaculismo, della viltà una intera categoria di lavoratori che sono i giornalisti. Intendiamoci: i giornalisti sono come i tubisti, i dentisti, gli elettricisti e quel che vi pare a voi. Bravi e meno bravi, coraggiosi e vili, di potere o di piazza, onesti o manipolatori. Nessuna novità al riguardo. E truffatori, cannibali, fancazzisti, idioti o geniali si ritrovano in ogni arte e mestiere.

Averli trasformati tutti in una accolita di pennivendoli ha permesso la più odiosa delle accuse: colpevole per razza. Sei giornalista? Dunque sei venduto, oppure rappresenti qualcuno, portavoce o meglio portaordini. E così è successo che ieri, invitato a un dibattito al Tg3, abbia dovuto ascoltare un deputato di Forza Italia, Francesco Paolo Sisto, replicare a una mia breve e piuttosto scontata analisi sul tramonto del berlusconismo come fossi il rappresentante dei grillini: “Voi zitti eccetera eccetera”. Eh sì. Essendo giornalista del Fatto Quotidiano potrei mai scrivere e pensare in libertà, secondo quel che mi frulla in testa? E il mio giornale può mai rappresentare le proprie idee come ritiene giusto? Dev’essere per forza apparentato con qualcuno, finanziato da qualcuno, cooperante o cospirante con qualcuno.

E così il comico Beppe Grillo, che ha dato passione a tanta gente, ha ridotto un pezzo della società in schiavitù e ora si ritrova, perché la storia ricambia sempre le cortesie, ad essere lui il potente di turno e lo schiavista di Palazzo. Ha dato a noi giornalisti l’etichetta di pennivendoli, in modo che voi lettori simpatizzanti del movimento poteste sentirvi autorizzati a coprire di insulti chiunque e ora si ritrova, per il principio del contrappasso, tante penne catalogate – a sua insaputa – come già vendute a lui in modo che voi lettori antipatizzanti del movimento possiate sentirvi autorizzati a coprire di insulti chiunque abbia idee che non collimano con le vostre.

Buone contumelie a tutti.