L’ex pilota e deputata ucraina Nadia Savchenko – divenuta celebre per essere stata condannata in Russia e poi restituita a Kiev in uno scambio – è stata arrestata con l’accusa di aver pianificato “un attentato alla Rada”, il Parlamento ucraino, con l’intenzione di “far saltare in aria l’aula”. Secondo l’agenzia di stampa Interfax, il procuratore generale ucraino Yuriy Lutsenko ha sottolineato che dalle indagini sono emerse prove “inconfutabili” del fatto che Nadia Savchenko stesse pianificando attacchi terroristici e anche un “tentativo di golpe“: “Ha personalmente progettato, reclutato persone e dato loro istruzioni su come condurre un attacco terroristico qui in questa sala (del parlamento ndr.). Ha programmato di distruggere con due granate i seggi, assaltare la cupola a colpi di mortaio e finire i sopravvissuti con armi automatiche”, ha detto Lutsenko. Il comitato per il Regolamento ha già dato l’ok e ora si attende il voto del Parlamento per il via libera definitivo.

Dal canto suo, Savchenko ha negato tutte le accuse della procura generale e ha criticato le prove raccolte dagli inquirenti sottolineando come lei “fosse a conoscenza” di essere sotto controllo dei servizi di sicurezza – ai quali era stato dato l’ordine di “incastrarla” – e così ha “giocato” con loro. “Tutte le prove – ha detto in precedenza Savchenko – sono state fabbricate”. L’ex pilota militare ha ammesso di aver discusso l’ipotesi di assaltare il Parlamento con degli ufficiali dell’esercito ma che si trattasse di una fantasia.

Savchenko era stata condannata a 22 anni di carcere da un tribunale russo perché ritenuta colpevole dell’uccisione di due giornalisti russi nell’Ucraina dell’est nel giugno 2014, nel pieno della guerra tra Russia e Ucraina. Dopo quasi due anni di prigionia, nel maggio del 2016 era stata rilasciata con uno scambio di prigionieri frutto di un delicato lavoro della diplomazia internazionale, grazie al quale Russia Ucraina ricominciavano a dialogare. In cambio della Savchenko, Kiev aveva riconsegnato due 007 di Mosca, Alexander Alexandrov e Yevgeni Yerofeev, a loro volta condannati da una corte ucraina perché coinvolti a vario titolo nel conflitto armato nell’est e nel sud dell’Ucraina.

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