“La ‘ndrangheta siete voi, i giornalisti” e “io il passato l’ho pagato caro e amaro”. Parole del boss Rocco Papalia al fattoquotidiano.it, dopo aver annunciato di essere pronto a fare causa al Comune di Buccinasco: vuole poter utilizzare il cortile della villa di via Nearco, dove vive con la moglie, ma che per metà gli è stata confiscata. Papalia non ha digerito l’ultima iniziativa del sindaco Rino Pruiti che oggi mercoledì 21 marzo, nel Giorno della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti della mafia, ha voluto riunire per la prima volta la Giunta comunale proprio nel cortile della villa. Un gesto simbolico, visto che nella parte di casa confiscata oggi vivono sei minori stranieri, affidati tramite il progetto Sprar e l’associazione Villa Amantea ai coniugi Daniela e Sandro. Un’iniziativa che rischia di fallire se i giovani fossero costretti a condividere il loro cortile con uno dei capi storici della ‘ndrangheta lombarda, che ha scontato ventisei anni di carcere per sequestro di persona, traffico di droga, armi e omicidio.

Dopo la sua scarcerazione, a maggio, Papalia ha preteso di poter utilizzare il cortile in comune minacciando le vie legali. Di fronte a queste richieste, a fine febbraio, il consiglio comunale di Buccinasco ha approvato all’unanimità la proposta del sindaco di trasferire i propri uffici in quello spazio, simbolo del tentativo di riscatto dai clan del comune noto come la “Platì del nord”. Una decisione a cui è seguita la delibera di mercoledì scorso, con cui si è stabilito che la Giunta comunale possa essere convocata e riunita, su decisione del sindaco, oltre che nella sede istituzionale presso la casa comunale, anche nella villa confiscata di via Nearco.

“Il cortile è in comune, poi vedremo cosa dirà la legge”, afferma Papalia annunciando la causa. Sulla riunione della Giunta commenta: “Non mi interessa, per me qua possono invitare pure il Papa”. “E’ il sindaco che deve rispettare le istituzioni – continua il boss – se il pesce puzza dalla testa…”. “Si è permesso di dire che devo chiedere scusa ai cittadini di Buccinasco, ma io per gli abitanti mi sono sempre speso. Ho sempre avuto il rispetto delle persone e del Comune”, è il pensiero di Papalia. Pochi giorni fa il boss è stato fermato mentre guidava l’auto della moglie senza patente: “Non potevo guidare, ho preso la multa, l’ho pagata. Basta”, commenta. “La Procura ha chiesto un provvedimento? L’aveva chiesto anche prima”, conclude.

“Io non posso rispondere di quello che dice e che fa Papalia – replica il sindaco Pruiti al fattoquotidiano.it – non ci può essere confronto e dialogo, siamo su due dimensioni diverse. Io rappresento lo Stato”. Di fronte all’annuncio definitivo della causa risponde: “A Buccinasco siamo abituati a rispettare le sentenze dei tribunali anche quando non sono così comprensibili, come quella che ha portato alla scarcerazione di Papalia”. “Era stato condannato a 120 anni di carcere e oggi può parlare – aggiunge il primo cittadino – ma è legittimo perché lo dice una sentenza”.

Pruiti racconta anche che il boss “mi ha fatto scrivere dall’avvocato, invitandomi a tacere e a non usare il suo nome. La risposta è stata il contrario: abbiamo iniziato a usare questo cortile per iniziative antimafia”. Il primo cittadino si dice poi preoccupato perché “se ci fosse una sentenza che ci obbliga a mettere in comune questi spazi, io non posso lasciare dei minori a contatto con un pregiudicato”. “Finché io sarò sindaco lui non potrà usare questo cortile – conclude Pruiti – e magari un domani qui potremo celebrare dei matrimoni”.

“Per noi questo spazio è un simbolo”, dice al fattoquotidiano.it anche l’assessora Rosa Palone. “‘Qui la mafia ha perso’ è quello che hanno scritto i ragazzi di Libera quando sono venuti a sistemare la casa. E qui noi non vogliamo indietreggiare neanche di un centimetro”, afferma. “Effettivamente il cortile non è mai stato confiscato – spiega l’assessora – e risulta uno spazio comune dal punto di vista catastale. Ma la famiglia Papalia non ha motivo per utilizzarlo: i box sono stati sequestrati e non ci sono ingressi. L’avvocato del Comune ha proprio proposto di mantenere le cose così come stanno: noi ci teniamo il cortile, i Papalia la parte frontale. Ma a loro non è andato bene”. Palone ricorda anche come le rivendicazioni del boss siano cominciate “proprio dopo che nel cortile è stata organizzata una manifestazione in ricordo di Giancarlo Siani“, giornalista ucciso dalla Camorra.