di Marco Vitiello

Questo giovedì, 22 marzo, potrebbe verificarsi uno sciopero epocale: per la prima volta un ufficio pubblico (ci riferiamo agli uffici dell’anagrafe di Roma Capitale) si asterrà dal lavoro per rivendicare, tra le altre cose, una tutela della salute sul versante psicologico. Sì, perché come ormai sancito anche dalla Legge 81/08 sulla salute e sicurezza dei lavoratori, esiste un rischio lavorativo da stress, legato alle condizioni organizzative, che può indurre l’individuo a non sentirsi all’altezza del proprio ruolo.

Lo stress si genera in seguito ad una risposta adattiva che ognuno di noi attiva di fronte a una richiesta dell’ambiente esterno. Quando le richieste sono “le solite” o minimamente variabili, le risposte adattive sono meno stressogene (eustress), ma quando l’ambiente (anche sociale) richiede continui cambiamenti, con risposte sempre diverse e per un tempo prolungato, ecco che l’individuo comincia a esaurire le energie psicofisiche necessarie per rispondere alle richieste (distress) e finisce per ammalarsi. Le ricadute sulla salute sono molto dirette, con manifestazioni psicosomatiche (disturbi gastrointestinali, psoriasi, ipertensione, ecc.) e psicopatologiche (ansia, depressione, fobie, manie, ecc.).

Se in una azienda, pubblica o privata che sia, i lavoratori sono pressati da un carico di lavoro eccessivo, o non hanno ben chiaro il loro ruolo e il loro sviluppo di carriera, o ancora sono esposti a responsabilità per cui non hanno le competenze per gestire le situazioni più problematiche, si può parlare di stress correlato al lavoro, è cioè direttamente provocato dalle situazioni lavorative.

Nei fattori scatenanti questo malessere, rientrano anche il rapporto con i colleghi, la comunicazione chiara e fluida, il giusto bilanciamento con la vita privata, la dimensione economica, il livello di autonomia, la percezione di equità e giustizia organizzativa, ecc.; insomma, tutte dimensioni che hanno a che fare con la salute psicologica, che diventa cruciale nell’universo di relazioni (e aspettative relazionali) che caratterizzano qualsiasi contesto lavorativo.

Ci sono poi alcuni ruoli lavorativi che sono più esposti a questo rischio, poiché (come i lavoratori che minacciano lo sciopero di venerdì a Roma) lavorano a contatto con il pubblico e magari si trovano a fronteggiare un’utenza arrabbiata, diffidente, soprattutto se si tratta di una relazione in cui avviene uno scambio economico. È proprio il caso di chi fa un lavoro di sportello, quale funzione di una istituzione che in qualche modo chiede conto al cittadino dei suoi averi, economici e patrimoniali. Basta pensare agli sportellisti esattoriali o a quelli bancari (accomunati dalla attuale sfiducia che il cittadino ripone su di loro), quotidianamente esposti alle lamentazioni (più o meno aggressive) del cliente/utente e parallelamente schiacciati da una direzione organizzativa spesso cieca e distante dalla realtà quotidiana, ma più che altro condizionata dai moti della finanza e della politica.

Ora le stesse condizioni stressanti sembrano allargarsi ad altri uffici e sportelli, come dimostra il caso dell’anagrafe capitolina, già abbastanza intasata per la mole di pratiche da sfoltire, a cui viene chiesto di gestire anche i pagamenti delle marche da bollo. Altre responsabilità, altre competenze e non solo tecniche (perché l’utente che porta il suo denaro riversa un altro significato, quindi un altro atteggiamento nella relazione  con l’impiegato, magari diffidente), che se non vengono ben predisposte (e ci vuole tempo) rischiano di compromettere la salute dei lavoratori, ma al contempo del funzionamento organizzativo. Sono infatti ormai evidenti le ricadute sui budget organizzativi del malessere lavorativo: assenteismo, infortuni, sanzioni di legge, procedimenti legali, mancata produttività e, non da ultimo, una cattiva reputazione aziendale (immagine verso il mercato e la società).

Proprio per questo, come Ordine degli Psicologi del Lazio, abbiamo inserito in un protocollo siglato nei mesi scorsi con Roma Capitale, una linea di supporto all’analisi e progettazione delle politiche di gestione del personale, soprattutto rispetto alla motivazione lavorativa e lo sviluppo delle competenze, in un’ottica, per l’appunto, di benessere organizzativo. Nel corso del 2018, forniremo al blog del Fatto Quotidiano un primo resoconto di questo progetto.

* Psicologo e psicoterapeuta