“Quarto Oggiaro è diviso a metà. Di là ci sono loro … e di qua ci siamo noi e nessuno dalla parte di qua la tocca … Ragazzi noi siamo dei mafiosi!“. C’è anche questa intercettazioni agli atti dell’inchiesta che ha portato oggi all’arresto di 24 persone per associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga e ale rapine. Cuore dell’inchiesta il quartiere milanese popolare e “difficile” di già bersaglio in passato di molte inchieste.

Il gruppo, come si legge nell’ordinanza firmata dal gip Roberta Nunnari su richiesta del pm Maurizio Ascione, aveva “il proprio snodo e centro logistico presso la carrozzeria”, dove è stata captata la conversazione, e per il traffico di “tonnellate” di hashish e cocaina  poteva contare sulla  “collaborazione consolidata con il fornitore di stanza in Spagna, Denis Sarro”. L’officina era stata trasformata in un “bunker” con “apparato di “videosorveglianza” e l’associazione aveva a disposizione “una dotazione ‘bellica’ pronta all’uso al fine di regolare i conti con creditori riottosi”. Nell’officina bunker era stato ricavato persino “un poligono di tiro per il collaudo delle armi“.

Le indagini, condotte dalla Guardia di Finanza di Pavia con il supporto dello Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata della Guardia di Finanza e dei Comandi provinciali di Milano, Foggia e Crotone, hanno anche consentito di scoprire come veniva ripulito il denaro ricavato dalla vendita della droga. Sono state sequestrate, infatti, le nove società attraverso le quali il denaro veniva riciclato, le auto e gli immobili residenziali acquistati con i proventi dei traffici illeciti.  Sono stati sequestrati beni per oltre 2 milioni di euro. 

Tra gli indagati anche una giovane donna cche emulava la “figura di donna Imma, la moglie del boss della camorra Pietro Savastano della nota serie tv Gomorra“. Nell’ordinanza, infatti, viene spiegato che uno dei destinatari della misura cautelare, Luciano Beccalli, milanese, 52 anni, nel dicembre 2015 era finito in carcere a Monza, ma nonostante ciò “teneva salda la formazione criminale – si legge negli atti – attraverso gli ordini che venivano recapitati ai sodali attraverso la compagna Vanessa Costantino”, anche lei milanese, 24 anni, “autorizzata ai colloqui in carcere”. La donna, scrive il gip, “assumendo la figura della ‘donna del capo’, sicuramente seguendo la formazione impartita dal compagno e molto verosimilmente emulando le figure femminili delle fiction televisive del genere crime, riferiva i messaggi di Beccalli dettando, in maniera energica e risoluta, le linee guida da seguire in assenza del leader del gruppo, minacciando anche interventi di soppressione fisica nei confronti di qualsiasi elemento di contrapposizione”. La donna, si legge ancora, veniva “accostata” dagli altri componenti della banda “alla figura di ‘donna Imma” della fiction Gomorra.