Danilo Oscar Lancini, ex sindaco di Adro, potrebbe ritrovarsi a breve al Parlamento europeo. Nel maggio del 2014 si era candidato nelle file della Lega Nord per le europee, posizionandosi ottavo con poco più di 14 mila preferenze nella circoscrizione Italia nord-occidentale. Il capolista allora era Matteo Salvini, primo designato, che lascia l’incarico per approdare a Roma, in Parlamento. Il segretario leghista fu eletto assieme a Gianluca Bonanno che, a seguito del decesso nel 2016, fu sostituito da Angelo Ciocca. I rimanenti 4 ex candidati all’Europarlamento che si frapporrebbero oggi tra Lancini ed il seggio sono tutti impegnati in altri incarichi elettivi sopraggiunti: Francesco Bruzzone eletto al Senato, Massimo Sertori in Regione Lombardia, Daniele Belotti e Dario Galli promossi alla Camera. Un vero effetto domino di elezioni-dimissioni quindi quello che potrebbe traghettare Lancini a Bruxelles.

Chi è Oscar Lancini? Il 53enne imprenditore bresciano è stato sindaco di Adro per due mandati, dal 2004 al 2014, ed attualmente ricopre la carica di vicesindaco. È legato alla tradizione politica più oltranzista del movimento padano come dimostrano i passati casi di cronaca che gli sono valsi l’appellativo di “sindaco-sceriffo”. A partire dagli episodi del 2010 che videro l’amministrazione comunale impegnata a far affiggere sulla scuola elementare cittadina il “Sole delle Alpi“, scatenando una polemica nazionale culminata solo con l’intervento dell’allora ministro Gelmini e con una sanzione di oltre 10mila euro emanata dalla Corte dei Conti. Poi la decisione di negare i bonus bebè agli extracomunitari presenti in paese, finendo con il far condannare l’amministrazione al risarcimento sancito dal Tribunale del lavoro bresciano.

Provocazioni sensazionalistiche con le quali Lancini, in passato, propose anche di porre una taglia di 500 euro sui clandestini, premio per i vigili urbani capaci di scovare gli irregolari in un clima da caccia alle streghe. Tema, quello su sicurezza, criminalità e immigrazione, che da sempre caratterizza la politica di Lancini, oltre alla battaglia “no euro”. Nel gennaio 2017 Lancini venne condannato in primo grado, assieme ad altri membri di giunta, a tre anni di reclusione con l’accusa di aver turbato, pilotandoli, i bandi pubblici, dal valore di 642mila euro, destinati alla realizzazione di un’area feste in paese.

Solo qualche giorno fa si è concluso il processo d’appello a Brescia con il quale la difesa dell’ex primo cittadino chiedeva venisse annullata la sentenza di primo grado. La Corte ha accolto la richiesta sostenendo che i giudici, prima di emettere sentenza nel 2017, non si fossero ritirati in camera di consiglio prima di leggere il dispositivo finale. Ora pertanto non resta che attendere l’ufficialità che, salvo imprevisti, dovrebbe traghettare il primo cittadino padano nei seggi belga.