Tra i tanti ricorsi pendevano alla Corte europea dei diritti dell’uomo ce ne era anche uno dei poliziotti condannati dalla Cassazione per “la macelleria messicana” della scuola Diaz. Non i picchiatori con le divise, per cui in molti casi è stata dichiarata la prescrizione, ma per gli altri i vertici, i superpoliziotti che firmarono i verbali  di arresto e perquisizione, tra cui quello in cui si sosteneva falsamente che due molotov fossero state trovate nella scuola poi perquisita, ma in realtà portate sul posto da un agente. A quasi 17 anni dai giorni del G8 di Genova del 2001 quindi si potrebbe riaprire la vicenda giudiziaria perché la Cedu ha, infatti, dichiarato ammissibile il ricorso presentato dai funzionari di polizia condannati. Se il ricorso venisse accolto si aprirebbe la strada alla revisione del processo anche se quello è solo il primo passo, come fa notare il sostituto procuratore di Genova Enrico Zucca secondo il quale “il fatto che la Corte europea abbia detto che il ricorso sia ammissibile non significa che verrà accolto”. Cauta anche la reazione dell’avvocato Emanuele Tambuscio, difensore di alcune parti civili, secondo il quale si tratta solo di “un vaglio preliminare”.

I poliziotti erano stati assolti in primo grado e sono poi stati condannati in appello e in Cassazione per falso e calunnia. I funzionari che hanno presentato ricorso alla Corte europea – Gilberto Caldarozzi, oggi vicedirettore della Dia, Fabio Ciccimarra, Carlo Di Sarro, Filippo Ferri, Salvatore Gava, Francesco Gratteri e Giovanni Luperi, entrambi in pensione, Massimo Mazzoni, Spartaco Mortola, e Nando Dominici sostengono che la corte di appello di Genova prima di “ribaltare” la sentenza di assoluzione del Tribunale, avrebbe dovuto risentire i testimoni già interrogati in primo grado.

Non facendolo, è la tesi dei ricorrenti, avrebbe violato l’articolo 6 della Convenzione europea per i diritti dell’uomo (diritto ad un equo processo) che sancisce il diritto degli imputati di interrogare i testimoni a carico. La questione era stata affrontata ed esclusa dalla Cassazione che aveva rigettato il ricorso degli imputati spiegando che i giudici di appello non avevano operato una diversa valutazione delle testimonianze ma semplicemente tratto da alcune di esse conseguenze diverse rispetto alla responsabilità degli imputati. La parola passa ora alla Cedu che dovrà valutare nel merito la questione. “In caso di accoglimento con sentenza definitiva dei ricorsi da parte della Cedu – spiega l’avvocato di Nando Dominici Maurizio Mascia – si aprirebbe la possibilità di un ricorso per revisione da parte degli imputati condannati per far ripartire il processo dallo stessa fase in cui si è verificata la violazione”. In questo caso potrebbe ripartire dal processo di appello.

La Cedu si è espressa sui fatti del G8 per i ricorsi presentati dalle vittime definendo quello che era avvenuto alla Diaz come “tortura”. E recentemente in un altro verdetto sui fatti della caserma Bolzaneto ha aggiunto anche l’indagine italiana non fu efficace.