Venerdì sera i fattorini del food delivery di Bologna scioperano di nuovo. La protesta, si legge nel comunicato di Riders Union Bologna, arriva “dopo mesi di iniziative e pressioni nei confronti delle aziende e delle istituzioni cittadine per il miglioramento delle condizioni di lavoro e sicurezza. Nonostante l’impegno da parte del Comune ad aprire una trattativa tra le piattaforme e i ciclofattorini autorganizzati in Riders Union, che faceva presagire un’apertura nei nostri confronti, stiamo riscontrando un generale inasprimento delle condizioni di lavoro da parte delle aziende”.

Si tratta in particolare di “nuovi bonus sull’intensificazione dei ritmi lavorativi, decurtazione del minimo orario (come successo in Glovo), pressioni crescenti sui rider. Segnali di una tendenziale spinta al ribasso, in direzione del cottimo come unica forma di retribuzione, rispetto alla quale confermiamo la nostra netta contrarietà: vogliamo ribadire che il nostro non è un lavoretto né un hobby“. La rappresentanza dei fattorini continua spiegando: “Pretendiamo invece contratti adeguati che superino la collaborazione autonoma occasionale; un’assicurazione infortuni piena a carico dell’azienda e attrezzatura adeguata e gratuita; un monte-ore garantito, una retribuzione dignitosa senza cottimo e indennità sullo smog, in caso di pioggia e di lavoro nei festivi”.

Per questo “dalle 19 alle 21 proveremo a bloccare la maggior parte delle consegne adottando diverse modalità di sciopero. Ma non ci fermeremo a questo: parteciperemo alla critical mass che ogni mese attraversa le strade della città e volantineremo di fronte ai locali e ai ristoranti più frequentati, rivendicando i nostri diritti e, al contempo, una città più sostenibile, meno inquinata, con più spazi aperti, piste ciclabili e a misura della maggioranza delle persone e non delle multinazionali del food delivery”. Questo per spiegare a tutti, è la conclusione, che “la nostra battaglia è una battaglia di tutti e per tutti, per un modello di città dove i servizi on demand non minino i diritti ad un lavoro degno e sicuro e alla salute. Ecco quindi che chiunque voglia solidarizzare con noi può farlo, per esempio contattando il numero clienti delle piattaforme e dichiarando di sostenere le nostre rivendicazioni”.