“Durante un’omelia avevo spiegato con termini cristiani, all’interno di una comunità cristiana, una questione cristiana”. Si difende così, senza spiegare nulla, il consigliere comunale di Reggio Calabria Massimo Ripepi, candidato di Fratelli d’Italia nel listino proporzionale al Senato. Nei mesi scorsi ha ricevuto un decreto penale di condanna perché, in qualità di pastore della chiesa cristiana “Pace”, nel corso delle sue prediche e sui social network ha diffamato un medico. La vittima è una donna che frequentava la sua chiesa e che da lui è stata definita “capo di Satana”, “strumento nelle mani del diavolo”, “killer di anime” e “donna mandata dal diavolo per assassinare le anime”. Il medico è stato chiamata anche ‘jazebel’ cioé spirito demoniaco della seduzione. Sempre per la stessa vicenda, nel 2016 Ripepi aveva ricevuto un ammonimento orale per stalking dal questore. Adesso ha presentato opposizione contro il decreto penale di condanna per cui ci sarà un processo per diffamazione che lo vedrà imputato e la donna parte offesa. Se la giornalista del “Quotidiano del Sud” Caterina Tripodi, colpevole di aver pubblicato la notizia, è stata definita una “scellerata che non sa neanche quello che fa”, alla donna vittima della diffamazione nella primavera del 2016 è andata peggio. Dal pulpito e tra gli applausi dei suoi seguaci, infatti, Ripepi si definisce “unto da Cristo”. Ha, inoltre, fatto più volte riferimento alla donna spiegando che “chi si mette contro di noi si mette contro Cristo. Questo è matematico”. E ancora: “Voi vi dovete schierare o con me o contro di me. Se siete con me, sarete dalla mia parte. Sennò ve ne andate dalla chiesa”. “Non mi sono pentito di quelle frasi. – ha commentato ieri il candidato-pastore di Fratelli d’Italia Ripepi – Se conoscessi le scritture, sapresti che quello è un linguaggio cristiano”.

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