“E’ chiaro e lampante che qualcuno vuole distruggere un uomo. Prima ti ignorano, poi ti deridono e poi ti combattono”. Mentre dalla claque si alza il grido “vergogna” anche contro i giornalisti presenti. Non lo dice pubblicamente, ma da quanto emerge dal suo entourage, la decisione appare chiara: Sergio Pirozzi non molla la corsa alla presidenza della Regione Lazio, nonostante l’inchiesta della Procura di Rieti che lo vede accusato, fra le altre cose, di omicidio colposo in merito al crollo di tre palazzine popolari ex Iacp durante il terremoto del 24 agosto 2016. Confermati anche tutti gli appuntamenti elettorali per i prossimi giorni. Un Pirozzi nervoso e arrabbiato per gli effetti di quella che i suoi fedelissimi già indicano come “giustizia a orologeria”. D’altronde è lui stesso, nella sua breve conferenza stampa – senza possibilità di domande – ad attaccare “un magistrato che va in pensione il 1 marzo” che “notifica un avviso di indagini preliminari” in piena campagna elettorale. Posizione che riporta alla mente le tante dichiarazioni passate di Silvio Berlusconi. Solo che, paradossalmente, in questo caso a trarne maggiore vantaggio potrebbe essere proprio il candidato ufficiale del centrodestra – appoggiato anche da Forza ItaliaStefano Parisi. “Qualcosa era nell’aria”, ripete chi sta seguendo passo passo la campagna elettorale del sindaco amatriciano, ricordando come, già al termine del suo video di presentazione della candidatura, egli stesso fu facile profeta affermando che “ci saranno degli attacchi, alcune questioni verranno strumentalizzate, ma saremo pronti a rispondere”.

“COLPEVOLE DI AVER CAUSATO IL TERREMOTO”

Pirozzi, sguardo scuro e tono rabbioso, parte subito all’attacco. “Sono colpevole di aver provocato il più grande terremoto paragonabile solo a quello di Avezzano del 1915” afferma ironico, per poi affermare: “Mi rivolgo ai miei figli dicendo di essere orgoglioso di aver dato subito notizia ai media che il mio paese non c’era più”, di “aver ripristinato il metanodotto” e di “aver creato l’elisuperficie che ha salvato tante vite umane”. Racconta di aver spostato al 5 marzo la consegna della medaglia d’oro al valor civile che gli dovrà essere consegnata dal Prefetto di Rieti “per non inquinare le elezioni”. Ma poi passa a un vero e proprio attacco frontale al lavoro della Procura: “Un magistrato che va in pensione il 1 marzo notifica un avviso di indagini preliminari, è chiaro e lampante che qualcuno vuole distruggere un uomo”. Poi lo slogan: “Prima ti ingnorano, poi ti deridono, poi ti combattono”. Mentre il sindaco amatriciano lascia la sala conferenze, i suoi fedelissimi urlano “vergogna” ai giornalisti e a loro si rivolgono: “Scrivete cazzate”. Parole da cui Pirozzi – attraverso il suo ufficio stampa – ha voluto subito dissociarsi, ricordando che “apprezza e rispetta il lavoro dei cronisti”.

IL FUGGI-FUGGI DEGLI ULTIMI GIORNI

Va detto che nei giorni scorsi la “squadra” dello Scarpone ha subito alcune defezioni eccellenti. Una particolare coincidenza che ha fatto sorgere più di un sospetto – puntualmente smentiti dai diretti protagonisti. Innanzitutto, la rinuncia in extremis alla candidatura da parte di due aspiranti consiglieri regionali, Marco De Carolis (ex sindaco di Monte Compatri) e Gianfranco Gatti (ex primo cittadino di Pescorocchiano), una scelta piuttosto improvvisa, tanto che i due non avrebbero nemmeno fatto in tempo a cancellare ufficialmente il loro nome dalla lista dei candidati consegnata in Corte d’Appello. E sempre di pochi giorni fa è la presa di distanza da parte di Gianni Alemanno, che nell’aderire alla Lega di Salvini ha annunciato l’appoggio a Stefano Parisi attirando la rabbia di Francesco Storace, con cui condivideva la già conclusa esperienza al vertice del Mns. “Si tratta di valutazioni politiche che nulla hanno a che fare con le inchieste – assicurano i fedelissimi di Pirozzi – semplicemente temevano di non essere eletti, nonostante portassero in dote migliaia di voti, e hanno rinunciato”. Sta di fatto che nelle settimane passate, mentre il centrodestra si arrovellava sulla ricerca del candidato governatore, più di qualcuno in Fratelli d’Italia e Forza Italia – a microfoni spenti – ragionava sul fatto che “Pirozzi è un candidato forte finché la Procura di Rieti non si muove”.

ZINGARETTIANI PREOCCUPATI: LA CORSA SI RIAPRE?

E’ un fatto che la candidatura di Pirozzi avvantaggi la corsa di Nicola Zingaretti, strappando consensi solo alla coalizione di centrodestra, guidata da Stefano Parisi, e al M5S, che schiera Roberta Lombardi. Non è un caso che il governatore uscente dem e il sindaco di Amatrice non si siano mai beccati più di tanto e che, anzi, Zingaretti abbia dichiarato recentemente di aver “lavorato bene sul terremoto” con Pirozzi. Ora che il tesoretto di Pirozzi – i sondaggi degli ultimi giorni lo quotano fra il 7 e, addirittura, l’11% – è sotto attacco, nel centrosinistra ci si fa qualche domanda. “Lo diciamo dall’inizio che la partita non è chiusa”, si mormorava in mattinata a Residenza Ripetta, durante la presentazione del programma zingarettiano per i prossimi 5 anni. “Qualche voto lo perderà e confluirà su Lombardi e Fratelli d’Italia – ripetevano alcuni sostenitori di Zingaretti – vediamo come reagisce”. E chissà se ci sono calcoli dietro l’insospettabile tentativo di “soccorso rosso” giunto dal sindaco di Firenze, Dario Nardella, che parla di “sindaci parafulmine”: “Non è possibile che la politica e la società scarichino tutte le responsabilità addosso ai sindaci”. Anche il qui il terreno è minatissimo. Fra gli indagati, insieme a Pirozzi, ci sono 4 tecnici del Genio Civile di Rieti che non sono altro che funzionari della Regione Lazio. Non che questo arrivi a coinvolgere la persona di Nicola Zingaretti, ovviamente, ma resta la presunta corresponsabilità da parte dell’Ente regionale. Tutto materiale immediatamente utilizzabile da centrodestra e Movimento 5 Stelle.

LE REAZIONI: VINCE IL GARANTISMO

Le prime reazioni dal mondo politico sono di assoluto fair-play. A Radio Roma Capitale, Parisi ha commentato: “Siamo garantisti, sono convinto della sua innocenza e della possibilità che possa difendersi”, mentre Zingaretti in un tweet ha detto di essere “garantista sempre e con tutti” e rinnovare gli “auguri a Sergio” che “saprà dimostrare la sua estraneità”. Polemico, sui suoi soliti toni, Matteo Salvini. Il leader della Lega aveva spinto molto per avere Pirozzi candidato del centrodestra nel Lazio, per poi cedere sul leader di Energie per l’Italia: “Un Paese normale aiuta le comunità terremotate a rimettersi in piedi e i sindaci a restituire casa e lavoro ai loro cittadini. Indagare i sindaci terremotati mi sembra una follia, al di là delle parti politiche”. In soccorso di Pirozzi anche il presidente dell’Anci e sindaco di Bari, Antonio Decaro: “E’ il momento di dire basta: non è possibile che il sindaco diventi personalmente bersaglio e sia colui che, personalmente, risponde per gli effetti di qualsiasi calamità”.