C’è chi si affida alla retorica del “puntiamo a vincere”, nonostante i sondaggi tutt’altro che esaltanti per il Pd. O chi, più realista, allontana lo scenario al post-voto. Ma nessuno o quasi, tra fedelissimi di Renzi e volti nuovi, esclude un governo con Silvio Berlusconi, se sarà necessario per formare una maggioranza in grado di governare. “Larghe intese con Forza Italia? Su questo dobbiamo ragionare. L’interesse è per il Paese. Se per il bene del Paese bisogna farlo, si farà anche questo“, spiega il candidato del Pd a Napoli Paolo Siani (fratello del giornalista Giancarlo, ucciso dalla camorra nel 1985), voluto da Matteo Renzi in persona come simbolo di legalità.

Ma se Siani non si nasconde, altri come Matteo Orfini e Matteo Richetti provano ad allontanare l’ombra berlusconiana: “Dobbiamo lavorare per evitarlo, non voglio prendere in considerazione altri scenari rispetto al lavoro che dobbiamo fare per vincere”, rivendica il presidente dem. “Se non avremo i numeri, la parola passerà a Mattarella. Sarà un’altra fase, un lavoro che non sarà soltanto in capo al Pd”, rilancia pure il portavoce Pd. “Noi puntiamo a vincere. Ma credo che nemmeno tra Salvini e Berlusconi possa esserci una vera alleanza”, taglia corto invece Francesca Barra. Più realista il fedelissimo renziano Michele Anzaldi: “Vedremo quanti voti prenderemo noi e i numeri degli altri partiti, poi ci penserà il presidente della Repubblica”. Di fatto, nessuno esclude a priori lo scenario delle larghe intese. Se non Cesare Damiano: “Non va fatto il governo con Berlusconi, non si può andare in quella direzione”. Ovvero, un esponente di quella minoranza ridotta ai minimi termini da Renzi nelle liste. E a rischio irrilevanza nel partito.