La mia paura è giungere – per paura – al punto in cui è precipitato quel cittadino bianco di Macerata, il luogo del raid razzista, che a Goffredo Buccini del Corriere della Sera ha dichiarato: “Non si spara così, poteva piglia’ qualcuno”.

L’abisso dei sentimenti si raggiunge in un tempo più breve di quanto possiamo prevedere o augurarci. E’ spinto dall’ignoranza che genera la paura, dalle parole che producono ignoranza e dalle decisioni pubbliche che investono sull’ignoranza e sulla paura per profittarne.

Si fa profitto se la grande migrazione, a sua volta figlia della paura (della guerra, della fame, della violenza), invece che essere accompagnata da azioni positive è lasciata molto spesso nelle mani di organizzazioni ugualmente illegali perché il destino degli ospiti (39 euro al giorno) non è controllato, governato, gestito. Lasciarli bivaccare per strada o accompagnarli nell’impegno di un qualche servizio sociale, non è un obbligo né un obiettivo. Come non lo è trasmettere il sapere, che non è solo la conoscenza della lingua italiana ma anche l’alfabetizzazione sui diritti e sui doveri. Il fatturato si espande quando questa gente, più esposta a ogni tipo di richiesta anche illecita, viene lasciata senza alcun controllo e la sanzione della legge verso chi delinque si assottiglia fino a divenire invisibile.

Coloro che legiferano, organizzano e dispongono riutilizzano le loro inadempienze a fini elettorali. La destra, per esempio, ha governato almeno la metà nell’ultimo ventennio, e sulla paura, che ha prodotto ha poi fatto profitto elettorale.

Essendo la paura contagiosa, più paura significa più voti. Il contagio è come un chicco di grano. Il seme va in terra e poi si fa spiga.

Dobbiamo avere paura della nostra paura, perché l’abisso razzista è a un passo da tutti noi.

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