È incandidabile ed è ineleggibile. Ma è troppo occupato con la campagna elettorale. Attraverso il suo legale Niccolò Ghedini, l’ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha fatto sapere che non sarà presente lunedì a Reggio Calabria per testimoniare nel processo “Breakfast” che vede imputato il suo ex ministro dell’Interno Claudio Scajola con l’accusa di aver tentato di aiutare l’ex parlamentare di Forza Italia Amedeo Matacena, oggi latitante a Dubai, nel trasferimento dagli Emirati Arabi al Libano. Ghedini ha inviato una comunicazione all’avvocato Candido Bonaventura, difensore di Chiara Rizzo (l’ex moglie di Matacena), incaricato dal Tribunale di notificare l’avviso di comparizione al leader di Forza Italia il quale, per la seconda volta, non verrà a testimoniare in aula dove doveva rispondere alle domande del procuratore aggiunto di Reggio Calabria Giuseppe Lombardo che ha coordinato l’inchiesta della Dia.

Un impedimento che non ha nulla a che vedere con il malessere che qualche giorno fa ha colpito Berlusconi dopo la composizione delle liste per le politiche. L’avvocato Ghedini, infatti, aveva informato il suo collega un paio di giorni prima anticipandogli l’assenza dell’ex premier motivandola esclusivamente con impegni legati alla campagna elettorale. A proposito, Berlusconi ha anche chiesto che la sua testimonianza venga rimandata a dopo il 4 marzo. Richiesta che adesso dovrà essere valutata dalla presidente del Tribunale Natina Pratticò davanti alla quale lunedì dovranno comparire gli altri testimoni citati a discarico dagli imputati. Dovrebbero essere in aula per rispondere alle domande del pm, infatti, il deputato Ignazio Abrignani, l’ex capo della segreteria politica di Scajola che, su richiesta di quest’ultimo, avrebbe stipulato per un periodo un contratto di lavoro di mille euro al mese con l’ex moglie di Matacena, Chiara Rizzo.

Nell’elenco dei testimoni ci sono pure il fratello dell’ex ministro dell’Interno e l’ex governatore della Liguria Claudio Burlando. Con ogni probabilità, in aula sarà depositata la sentenza di patteggiamento di Vincenzo Speziali, l’uomo d’affari che secondo l’impianto accusatorio della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria sarebbe stato in contatto con Scajola per spianare a Matacena la strada verso Beirut. Una fuga chiamata “asilo politico” dagli imputati accusati di aver favorito l’ex parlamentare condannato definitivamente per concorso esterno con la ‘ndrangheta. Il progetto era una sorta di “corridoio umanitario per latitanti” che sarebbe stato possibile, per la Dda, anche grazie anche alle entrature in Libano di Speziali, parente acquisito del leader delle falangi libanesi Amin Gemayel. La posizione di Scajola potrebbe complicarsi dopo che, il 29 gennaio, il gup di Reggio ha accettato la richiesta di patteggiamento, a un anno di reclusione con pena sospesa, avanzata dai legali di Speziali che, adesso, dovrà anche lui venire in aula a riferire circa i suoi rapporti con l’ex ministro dell’interno del governo Berlusconi.

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