“Uno sfogo umano” e “non politico“. Roberto Maroni ingrana la marcia indietro. E ritira gli attacchi lanciati nei confronti di Matteo Salvini dalle pagine del Foglio. Il governatore si è detto “dispiaciuto di queste polemiche che non ho voluto io, ma per me è una pagina chiusa. Viva Salvini premier”. Insomma una sorta di atto di fedeltà al numero uno del Carroccio a ventiquattro ore dall’attacco frontale lanciato sempre contro il numero uno della Lega. “Mi sono sfogato perché mi sono sentito trattato un po’ male, fine. Ora si torna a lavorare come prima a sostegno di Salvini premier perché questo fanno i leghisti e io sono della Lega”, si è scusato il governatore. Che non si è ricandidato e ora dice addirittura di essere pronto a smettere con la politica. 

“Ho altri progetti in mente fuori dalla politica e sono molto felice di questa scelta perché è una vita nuova“, ha detto smentendo di essere pronto a lanciare una sua fondazione, come riportato da alcuni retroscena. “Basta con le polemiche Non mi occupo più di politica perché, come ho detto, me ne libero e me ne vado, lascio e quindi così sarà. Retroscena? Patti segreti? Tutte stupidaggini”,  ha sostenuto l’ex ministro dell’Interno di Silvio Berlusconi.

Parole dal tenore completamente diverso da quelle utilizzate nell’intervista al quotidiano di Claudio Cerasa. “Io sono una persona leale. Sosterrò il segretario del mio partito. Lo sosterrò come candidato premier. Ma da leninista, non posso sopportare di essere trattato con metodi stalinisti e di diventare un bersaglio mediatico solo perché a detta di qualcuno potrei essere un rischio”, aveva detto governatore della Lombardia. Di quale rischio parlava Maroni? Nel centrodestra, in molti avevano visto il passo indietro dell’ex ministro nell’ottica di un possibile suo impegno come premier di un governo di coalizione da far nascere dopo le elezioni. Da qui, spiegava Maroni, l’attacco di Salvini (“Che è stato il primo, mesi fa, a sapere della mia intenzione di non candidarmi”) nei suoi confronti.

“Consiglierei al mio segretario – continuava il presidente lombardo – non solo di ricordare che fine ha fatto Stalin e che fine ha fatto Lenin, ma anche di rileggersi un vecchio testo di Lenin. Ricordate? L’estremismo è la malattia infantile del comunismo. Se solo volessimo aggiornarlo ai nostri giorni dovremmo dire che l’estremismo è la malattia infantile della politica”. Parole alle quali il leader del Carroccio aveva risposto indirettamente sui suoi profili social: “Preferisco usare il mio (e vostro) tempo per lavorare e costruire, non per litigare o rispondere agli insulti. Le polemichele lascio agli altri. Scusatemi, mi conoscete, sono fatto così”, aveva detto Salvini. Poche ore dopo ecco la retromarcia di Maroni.