Un disavanzo di 5 miliardi e 900 milioni di euro e un indebitamento di 8 miliardi e 35 milioni di euro. È la fotografia, seppur ancora parziale, dei conti della Regione Siciliana fatta da una commissione tecnica incaricata dal governo di Nello Musumeci. Numeri, che per la verità, sono stati resi noti più volte dalla Corte dei conti e pubblicati anche dal fattoquotidiano.it. Il neo presidente, però, ci ha tenuto a convocare una conferenza stampa per “fare una operazione verità” sullo stato di salute delle casse dell’isola.

“Sui conti della Regione ci muoviamo su un terreno minato. Mi risulta che alcuni beni immobili non sono stati neppure accatastati. Non sono stati neppure individuati gli obiettivi programmatici finalizzati a ridurre il debito pubblico”, ha attaccato Musumeci, che si è presentato in conferenza stampa insieme a Gaetano Armao, tornato assessore al Bilancio dopo esserlo stato durante il governo di Raffaele Lombardo. “Il debito di otto miliardi costa alla Regione 360 milioni di interessi all’anno. Mentre i debiti fuori bilancio stimati hanno un valore di 120 milioni di euro. Non sappiamo quale sia la cifra esatta dei debiti fuori bilancio”, ha spiegato lo stesso Armano, che poi ha annunciato il rinegoziamento di alcune operazioni finanziarie fatte dai governi della Regione negli ultimi vent’anni anni per abbattere gli interessi che incidono sulle casse pubbliche per 360 milioni all’anno. Per quanto riguarda il disavanzo, il vice di Musumeci ha sottolineato che “le coperture ci sono anche se discutibili“.

Il governo, in pratica ha messo le mani avanti.  “Con un bilancio come quello illustrato oggi noi non possiamo farci troppe illusioni, almeno per i prossimi tre anni, questa situazione contabile peserà assai sull’attività del governo. Abbiamo il dovere di dirlo per non alimentare aspettative. Dobbiamo contenere la spesa pubblica e dobbiamo pensare a investimenti per alimentare la crescita e i consumi e, quindi, l’occupazione”, ha detto il presidente eletto dal centrodestra. Che ha poi anticipato l’intenzione di riaprire i negoziati con lo Stato, per ottenere la piena attuazione delle norme dello statuto autonomistico in materia fiscale e finanziaria. Nelle trattative il governo vuol portare anche la riparametrazione del contributo che la Sicilia versa per il risanamento della finanza pubblica e aprire un confronto sul cofinanziamento alla spesa sanitaria. In pratica saranno cancellati gli accordi siglati con Roma dall’ex governatore Rosario Crocetta per l’Irpef e l’Iva. Crocetta, però, aveva rinunciato in cambio ai ricorsi davanti alla Consulta.