Emma Bonino torna alla carica contro il Partito Democratico. La sua lista, + Europa, rischia di non poter correre alle politiche del 4 marzo per mancanza delle firme necessarie e l’ex ministro degli Esteri del governo Letta punta il dito contro gli alleati in pectore, accusandoli di aver promesso aiuto ma di non aver dato nessuna risposta concreta.

La questione è la seguente: in base al Rosatellum, la nuova legge elettorale, solo le formazioni politiche che non sono già rappresentate in Parlamento devono raccogliere le firme per correre alle elezioni. La soglia è stata portata a quota 25mila proprio a causa dei tempi ristretti, ma per la lista promossa da Bonino con Riccardo Magi e Benedetto Della Vedova potrebbe non bastare. “Abbiamo spiegato come sia impossibile un apparentamento tra +Europa e Pd per una interpretazione giuridicamente surreale, prima che incostituzionale, della legge elettorale – si legge in una nota della storica esponente del Partito Radicale – che nonostante le nostre reiterate e tempestive denunce né governo né Pd hanno saputo o voluto rettificare. E che, impedendoci di avviare da subito la raccolta firme nei collegi plurinominali, mette a repentaglio la presenza stessa della nostra lista alle prossime elezioni”.

“La risposta ufficiale del Pd – prosegue Bonino – è stata ‘Vi aiuteremo a raccogliere le firme’, che è più o meno come dire: ‘Se non avete il pane, vi daremo le brioche’. La risposta ufficiosa, che inizia a trapelare copiosa sui giornali e sulle agenzie di stampa, è che staremmo facendo grane per una questione di ‘posti’: cosa platealmente falsa, visto che il problema che poniamo riguarda i ‘loro’, non i ‘nostri’ candidati uninominali”.

“Infatti – prosegue Bonino – per avviare la raccolta delle firme in alleanza con il Pd, +Europa dovrebbe secondo il Viminale avere e scrivere oggi sui moduli per Camera e Senato i nomi precisi (e non modificabili) di 348 candidati uninominali del Pd e delle altre liste della coalizione, esentate dalla raccolta firme. Nomi che per questo saranno decisi, come al solito, negli ultimissimi giorni o più probabilmente all’ultimo giorno (il 29 gennaio), quando nel giro di poche ore sarà impossibile raccogliere, autenticare e corredare dei certificati elettorali le firme di 25.000 italiani. Insomma, noi diciamo loro che non possiamo scrivere sui nostri moduli se e dove si candideranno Renzi, Martina, Orfini, Franceschini, Minniti, Fassino, Rosato, Zanda, Nencini, Lorenzin.. (e potrei continuare con centinaia di nomi) e loro anziché risponderci ci accusano di fare manfrina per le nostre eventuali candidature. Insomma, di male in peggio”.

“E’possibile che dopo cinquant’anni di Radicali io debba dimostrare di esistere? – domandava l’ex ministro degli Esteri il 28 dicembre in un’intervista al Corriere della Sera – sono la zia d’Italia e mi chiedono di andare in giro proprio per l’Italia a raccogliere le firme e poter così presentare la mia lista”. Il problema è la “nuova legge elettorale“, a causa della quale “stiamo davvero sfiorando il ridicolo”. “Per legge è stato combinato un pasticcio discriminatorio, ma adesso è giusto che chi lo ha combinato lo risolva, in modo trasparente e legale”, afferma Bonino.

Lunedì Bonino e i suoi compagni di viaggio avevano annunciato di essere costretti a correre da soli. Poi, in serata, era intervento il vicesegretario del Pd Maurizio Martina per lanciare una ciambella di salvataggio che conferma l’interesse dei Dem a non perdere i voti della galassia Bonino. “Per il Pd le porte della collaborazione con la lista +Europa sono sempre aperte e siamo pronti anche alla leale collaborazione organizzativa, garantendo il nostro lavoro per la raccolta delle firme necessarie per ogni circoscrizione”. Un concetto che Martina ha ribadito anche oggi: “Il Partito Democratico è pronto a siglare un’intesa con la lista Più Europa di Emma Bonino. Non ci sono ostacoli politici, né questioni legate alle candidature nei collegi. Non tocca però a noi esprimerci sulla costituzionalità o sull’interpretazione delle leggi”.

La parola definitiva sembra metterla il ministero dell’Interno: “E’ la legge n.165/2017 (Rosatellum bis, ndr) a prevedere che tutte le firme debbano essere raccolte con l’indicazione dei candidati uninominali, senza in alcun modo differenziare tra liste che si coalizzano e liste singole – si legge in una nota – la precisione della norma esclude quindi la possibilità di interpretazioni attraverso circolari che in via amministrativa impartiscano istruzioni che non si attengano al dettato della norma”. La Direzione Centrale dei Servizi Elettorali del Ministero dell’Interno ricorda che, in ogni caso, ciascuna forza politica “può definire modalità di sottoscrizione diverse da quelle suggerite dal Ministero dell’Interno, compatibili però e comunque con la disciplina legislativa vigente”.
Il ministero dell’Interno ricorda infine che spetta alle Corti di Appello, in ultima istanza, la valutazione sulla legittimità della presentazione delle liste.