Abbiamo una Banca? No, abbiamo una Mag. In tempi in cui l’ex ministra Maria Elena Boschi è al centro delle polemiche sul caso Banca Etruria, rilanciato dalle audizioni in Commissione parlamentare sul sistema bancario, continuano a resistere progetti di finanza solidale che da 30 anni supportano imprese locali senza leva finanziaria e senza essere legate a partiti o esponenti di governo. Manco a dirlo, queste realtà oggi sono a rischio. A mettere in difficoltà chi presta denaro senza fare speculazione è la riforma del Testo Unico Bancario. Le Mag, Mutue di Autogestione cooperative, utilizzano i soldi degli associati per finanziare imprese che seguano criteri etici: niente sfruttamento delle persone e dell’ambiente, ma sviluppo sociale e culturale del territorio.

“Le Mag nascono tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80 come soluzione finanziaria per portare avanti progetti della società civile”, racconta Erica Lombardi, Mag Roma, a ilfattoquotidiano.it. “La prima Mag nasce a Verona attorno a un’occupazione di terre da parte di alcuni giovani che volevano trovare strumenti per coltivare e trarne reddito”. Oggi le Mag hanno funzionamenti molto diversi anche a causa delle varie riforme al Testo Unico Bancario (TUB) che hanno più volte messo in difficoltà il sistema. Con il TUB del 2016 molte Mag devono diventare istituti di microcredito: prestare un massimo di 25mila euro, non prestare a enti con più di 300mila euro di fatturato e operare con molte altre limitazioni.  “Sono limiti molto pesanti”, racconta a ilfatto.it Giovanni Paglia, deputato di Sinistra Italiana e componente della Commissione Banche. “Prima le Mag potevano prestare anche a imprese medie un certo quantitativo di denaro: ora possono prestare solo pochissimo denaro e a imprese molto piccole. Questo mette a rischio la possibilità stessa di fare credito, perché sono generalmente le realtà più grosse con più capitale sociale e con investimenti maggiori che sostengono quelle più piccole”. Eppure, secondo Paglia, basterebbe un decreto governativo per salvarle: “È assurdo che in un momento in cui il sistema finanziario ha provocato tutti i danni degli ultimi anni non si premi un sistema di finanziamento a rischio zero che investe solo del proprio e lo fa per imprese del territorio”.

Zazie nel metrò” è una delle 25 realtà finanziate dalla Mag di Roma: “Avevamo bisogno di un investimento per aprire”, racconta Luca Scaffidi, uno dei ragazzi della cooperativa. “Ma eravamo un gruppo di ragazzi, senza case di proprietà, senza genitori ricchi e senza un contratto di lavoro. Non eravamo ‘bancabili’, insomma”. La Mag, per finanziare un progetto, chiede che ci sia un gruppo coeso pronto a firmare una fideiussione personale sul debito: questo lo rende un progetto con più possibilità di successo. Non vengono fatte indagini patrimoniali su chi firma la fideiussione. Gli interessi sono differenziati, dipendono dal volume del capitale della Mag, mediamente tra il 5 e l’8%. Unica eccezione, la Mag di Firenze, fondata attorno alla comunità delle Piagge di Don Alessandro Santoro. Non richiede interessi: “Dal denaro non si crea denaro”. Attualmente le Mag sono solo sette: la Mag Verona, la Mag 2 (Milano), la Mag 4 (Torino) la Mag 6 (Reggio Emilia), Mag Venezia, Mag Roma e Mag Firenze. Da quella che era la Mag Padova è nata la banca per il no profit per eccellenza: la Banca Popolare Etica. Gestiscono un patrimonio di 8,6 milioni di euro da 6230 soci e hanno finanziato centinaia di imprese

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