Per risolvere la questione Ilva arriva l’appello anche del presidente del Consiglio. Paolo Gentiloni ha chiesto al governatore della Regione Puglia, Michele Emiliano, e al sindaco di Taranto Rinaldo Melucci “di ritirare il ricorso al Tar” sul piano ambientale dello stabilimento jonico. Altrimenti, sarebbero “a rischio gli interventi per la bonifica ambientale e il lavoro che Taranto aspetta da anni”. Ma il governatore non arretra: “A disposizione del presidente del Consiglio, ove voglia incontrarlo, per illustrargli le ragioni del ricorso e il punto di vista della Regione Puglia sul piano industriale e sul piano ambientale dell’Ilva di Taranto”.

Il ricorso, spiega, “ha il fine esclusivo di tutelare la salute dei cittadini e dei lavoratori da uno stabilimento per il quale è attualmente è in corso un processo penale per disastro ambientale e avvelenamento di sostanze alimentari davanti alla Corte d’Assise di Taranto e per il quale occorre impedire che le condotte di reato siano reiterate”. Interlocutaria anche la posizione di Melucci, che ringrazia Gentiloni e sottolinea che “il dialogo da parte del Comune di Taranto, con tutte le altre istituzioni e persino con gli investitori, non si è mai arrestato, anche nelle ore più difficili o nei momenti in cui abbiamo subito le peggiori pressioni mediatiche“. Spiegando che già giovedì sera aveva telefonato al Mise per trasmettere la posizione del Comune “sulle modalità utili per consentire il ritiro del ricorso“, il sindaco dice di apprezzare “il ruolo di mediazione e responsabilità che sta ora assumendo direttamente il presidente Gentiloni, ruolo che può aggiungere il tanto auspicato carico di garanzie sui buoni esiti della trattativa, quando dovesse essere sgombra dal ricorso”.

Nessuno dei due, insomma, lascia trasparire la voglia di un deciso passo indietro. L’invito del premier – che fa appello “alla loro responsabilità e alla sensibilità istituzionale” – è arrivato dopo l’ultimo scontro tra gli enti locali e il ministro Carlo Calenda, avvenuto al termine della prima riunione del tavolo per Taranto chiesto proprio da Emiliano e Melucci. Il presidente della Puglia e il sindaco avevano lamentato la “chiusura” del titolare dello Sviluppo Economico, ‘alteratosi’ a loro avviso dopo uno scambio di sms con il ministro della Coesione Territoriale, Claudio De Vincenti. “Da parte del governo – dice ora Gentiloni – c’è piena disponibilità al confronto sulle questioni che avete sollevato. Conto su di voi, l’Italia e la Puglia hanno bisogno di leale collaborazione”.

Tutto ruota attorno al ricorso al Tar presentato da Emiliano e dal sindaco di Taranto contro il decreto, firmato proprio da Gentiloni lo scorso 29 settembre, che stabilisce i nuovi termini per completare l’ambientalizzazione dell’impianto. Interventi che avrebbero dovuto essere ultimati nel 2015 e ora vengono rinviati anche al 2023 “a spese della salute dei cittadini”, insiste il governatore della Puglia.

Dalla presentazione del ricorso è partita un’escalation verbale con Calenda, che negli scorsi giorni ha lanciato l’ultimatum spiegando che sono a rischi gli investimenti. Uno degli effetti del ricorso sarebbe, secondo il ministro, quello di subordinare l’avvio degli investimenti previsti da AmInvestco per circa 2,2 miliardi di euro al rilascio di idonee garanzie rispetto al rischio legato allo stato di incertezza che deriverebbe dalla impossibilità di proseguire l’attività degli impianti produttivi. Garanzie che ammonterebbero dunque a oltre 2 miliardi di euro e che Calenda non intende “congelare” ed eventualmente pagare se il Tar dovesse dare ragione agli enti locali. “Non sono disposto a buttarli per pagare il conto della politica dei ricorsi del governatore della Puglia e del sindaco di Taranto”, aveva detto negli scorsi giorni. “Non è vero che il ricorso blocchi alcunché. Sono delle sciocchezze che non so chi gli ha raccontato. Con Mittal, dopo la sceneggiata di Calenda, ci siamo salutati e ci siamo proposti di vederci al più presto, quindi quel che dice Calenda non è vero”, aveva ribattuto Emiliano.

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