La fusione tra Ferrovie e Anas ufficialmente va avanti e alle Fs dicono di lavorarci senza sosta con l’intenzione di chiudere il prima possibile, ma il percorso verso la mèta diventa sempre più accidentato. Dopo che il Fatto Quotidiano ha scritto, senza ricevere smentite, che non ci sono le condizioni per proseguire perché stanno emergendo clamorose anomalie nel bilancio 2016 di Anas, a proposito di svalutazioni del patrimonio per 2 miliardi di euro non effettuate, il nuovo ostacolo sulla via del matrimonio tra treni e strade è rappresentato da due esposti alla Procura della Repubblica di Roma e alla Corte dei Conti. Li ha presentati Lucio Malan, senatore di Forza Italia non di terza fila, che ritiene ci siano incongruenze vistose per quanto riguarda la copertura del contenzioso di 9 miliardi di euro con aziende e fornitori accumulato dall’Anas nel corso degli anni.

A giugno, quando il governo decise di avviare la fusione Fs-Anas per decreto, Malan presentò un ordine del giorno in cui evidenziava che le risorse indirizzate alla risoluzione del contenzioso stesso erano state in realtà destinate ad altre finalità con altre poste di bilancio. Il senatore forzista chiedeva al governo di fornire i chiarimenti necessari e i dati certi. Malan ha aspettato 6 mesi e non avendo ricevuto alcuna spiegazione su un aspetto a suo giudizio fondamentale in vista dell’operazione di fusione dell’azienda delle strade con le Fs, ha deciso di rivolgersi ai magistrati ordinari e contabili sollecitandoli a indagare sulla faccenda.

L’adeguatezza dei fondi stanziati nel bilancio Anas a copertura del contenzioso è una delle tre condizioni elencate dal decreto del governo per permettere la fusione con le Fs. Le altre due sono l’acquisizione della certezza che non ci siano effetti negativi sui saldi di finanza pubblica, cioè che il matrimonio treni-strade sia a costo zero per il bilancio statale. E infine il perfezionamento del Contratto di programma 2016-2020 tra lo Stato e l’Anas. Anche su questo versante le cose non procedono spedite. A quel che risulta il programma è ancora sotto esame al ministero del Tesoro che nelle settimane passate aveva sollevato una serie di obiezioni sui suoi contenuti. Una volta ottenuta l’eventuale approvazione ministeriale, quel Contratto dovrebbe essere corredato dall’emanazione di un decreto interministeriale del Tesoro e dei Trasporti che ovviamente al momento non esiste. Infine quel decreto dovrebbe essere registrato dalla Corte dei conti. Il cammino della fusione appare quindi ancora molto incerto nonostante il ministro dei Trasporti, Graziano Delrio, fin da lunedì 18 dicembre ripeta che tutta l’operazione sarebbe stata conclusa nella settimana prenatalizia.

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