La condotta del consigliere di Stato Francesco Bellomo ora è racchiusa in un’ipotesi di reato ben precisa: estorsione. È questa l’accusa con cui la Procura di Bari ha iscritto il giudice nel registro degli indagati. In giornata, inoltre, è stata sentita una delle studentesse pugliesi del corso di formazione del magistrato. “Sono stata contattata da quattro ragazze che hanno avuto un’esperienza simile in altri anni e in altre città. Mi hanno ringraziata dicendomi che adesso hanno anche loro il coraggio perché sanno di non essere sole” ha detto Rosa Calvi, avvocatessa 28enne di Cerignola (Foggia), al termine dell’audizione come persona informata sui fatti nell’ambito dell’indagine a carico di Bellomo. Nel frattempo, il Csm ha sospeso dalle funzioni e dallo stipendio e ha collocato fuori ruolo il pm di Rovigo Davide Nalin, collaboratore di Bellomo. A chiedere il provvedimento era stato il Pg della Cassazione Pasquale Ciccolo, che ha anche avviato l’azione disciplinare nei confronti del magistrato. Nalin è accusato di aver fatto da “mediatore” tra Bellomo e una borsista per procurare al collega “indebiti vantaggi“, anche di “carattere sessuale“.

La vicenda è diventata pubblica dopo che un’altra studentessa (di origini piacentine) ha raccontato al padre le strane richieste di Bellomo, che secondo la denuncia del genitore obbligava alcune sue allieve della Scuola di formazione per magistrati a presentarsi ai corsi in minigonna, tacchi a spillo e con trucco marcato, pretendendo che non fossero sposate. Il tutto in una sorta di clausola inserita nel contratto di accesso alla scuola. La Procura barese nei giorni scorsi aveva aperto un fascicolo d’indagine senza ipotesi di reato. Ora il cambio di rotta, con i pm baresi che ritengono di essere competenti ad indagare anche perché una sede della scuola di formazione ‘Diritto e Scienza‘ di Bellomo ha sede anche nel capoluogo pugliese (oltre che a Milano e Roma), città in cui il magistrato amministrativo risiede. Nel corso dell’indagine il procuratore aggiunto Roberto Rossi, titolare del fascicolo, convocherà in qualità di testimoni alcuni degli iscritti al corso e procederà all’acquisizione di altri documenti (anche di natura fiscale) nella scuola.

La vicenda è stata raccontata dal Fatto Quotidiano l’8 dicembre scorso, dopo l’esposto del padre della studentessa presentato a Piacenza. Subito dopo, sono nati un procedimento disciplinare nei confronti del consigliere e ad accertamenti sull’intera vicenda anche sul piano penale. “Mia figlia sta cercando di tornare a una vita normale” ha raccontato il padre della ragazza, che a sua volta ha denunciato vessazioni e minacce durante il corso per aspiranti magistrati. L’uomo ha riferito che sua figlia – laureata alla Cattolica di Piacenza – ora sta meglio ma “questa odissea le ha distrutto la vita. Ha ripreso a mangiare e a studiare, ma è ancora in cura dagli psicologi“. Secondo il genitore, la figlia “è stata sotto ricatto per troppo tempo attraverso il contratto che come borsista doveva firmare per mantenere la borsa di studio”. Bellomo – secondo il racconto dell’uomo – ha cercato, dopo aver appreso della denuncia, di arrivare a una conciliazione con l’ex studentessa. E per far questo ha inviato – sempre secondo la ricostruzione di chi ha denunciato – i carabinieri per convincere la famiglia a cedere. “Sono venuti più volte – ha detto il padre della studentessa alle agenzie di stampa –  chiedevano a mia figlia di firmare un atto di conciliazione. Sono venuti a maggio, e poi a ottobre, ma lei era in ospedale”.

A raccontare il metodo Bellomo, inoltre, ci sono anche altre quattro-cinque borsiste del corso di preparazione al concorso in magistratura della Scuola “Diritto e scienza”: particolari del tutto simili a quelli della ragazza da cui tutto è partito. Dichiarazioni che hanno chiamato in causa sia Bellomo sia il pm di Rovigo Davide Nalin, sospeso oggi dal Csm. Anche queste testimonianze sono agli atti del procedimento disciplinare a carico di Bellomo – che rischia le destituzione – e oggi sono state depositate dalla procura generale della Cassazione davanti alla Sezione disciplinare del Csm. Le ragazze – a quanto si è appreso – hanno raccontato di aver avuto una relazione con Bellomo. E una volta che cercavano di svincolarsi da questo rapporto sarebbe entrato in gioco Nalin: come “sensale di relazioni sessuali”, secondo le parole che avrebbe usato nell’udienza a porte chiuse davanti al Csm il sostituto pg della Cassazione Mario Fresa. Il suo compito era “riportare le ragazze all’ovile”. Le studentesse sarebbero state in una condizione di prostrazione psicologica: pronte cioè a dar seguito alle richieste che ricevevano, pur di passare il concorso per l’accesso in magistratura.

La commissione speciale del Consiglio di Stato che dovrà redigere il parere con la proposta di destituzione del consigliere Bellomo, si riunirà – a quanto si apprende – mercoledì 20 dicembre. Il parere dovrà poi essere steso e passare all’esame dell’adunanza generale, che verrà convocata il 10 gennaio e a cui parteciperanno i circa cento consiglieri che la compongono, provenienti da tutta Italia. La decisione dell’adunanza dovrà a questo punto essere formalizzata dal Consiglio di presidenza della Giustizia amministrativa. La destituzione, ossia la rimozione definitiva dai ranghi della giustizia amministrativa, è la sanzione più alta prevista in quest’ambito e non ha praticamente precedenti.