La salma del re Vittorio Emanuele III è tornata in Italia ed è stata inumata accanto a quella della moglie Elena nel Santuario di Vicoforte, nel Cuneese. Ma sulle modalità del rientro dell’ex sovrano si accende la polemica politica, per ragioni economiche e di opportunità, a causa del ruolo avuto dal sovrano durante gli anni bui del fascismo. Per il presidente emerito dell’Anpi, Carlo Smuraglia, “solennità e volo di Stato urtano le coscienze”. Insorge anche la Comunità Ebraica ricordando che la casa reale fu “complice del regime”, mentre Liberi e Uguali chiede al Governo e all’Aeronautica di chiarire perché è stato utilizzato un volo militare per il trasferimento della salma: “Governo e aeronautica spieghino per decenza questa scelta”, dice il capogruppo di Sinistra Italiana alla Camera, Giulio Marcon.

Aeronautica al Fatto: “Massimo riserbo dal Quirinale” – Ilfattoquotidiano.it ha interpellato l’Aeronautica militare per avere dettagli sull’organizzazione e i costi del volo per trasportare i resti di Vittorio Emanuele III dalla cattedrale di Santa Caterina ad Alessandria d’Egitto fino al Piemonte, dove sono state traslate nel loculo ricavato all’interno della cappella di San Bernardo, con una cerimonia religiosa riservata alla famiglia. Ma i vertici militari hanno spiegato che il trasferimento del monarca è stato curato dal Quirinale e di rivolgersi quindi alla presidenza della Repubblica, la stessa che, dopo il referendum del giugno 1946, ha preso il posto dei Savoia: “Tra le regole della missione richieste dalla presidenza della Repubblica c’era anche il massimo riserbo sui dettagli dell’operazione”.

Smuraglia: “Urta le coscienze” – Il rientro dell’ex sovrano con il volo militare non è piaciuto a Smuraglia, presidente emerito dell’Anpi: “Ritengo che portare la salma in Italia con solennità e volo di Stato è qualcosa che urta le coscienze di chi custodisce una memoria storica. Urta con la storia di questo dopoguerra. E non si parli più neanche di questa ipotesi di mettere le loro salme nel Pantheon. Basta”. Critiche anche da Liberi e Uguali: “Qualcuno dovrà spiegare a noi, alla Corte dei Conti e agli italiani per quale motivo sia stato usato un aereo dell’Aeronautica militare, un volo di Stato per riportare in Italia la salma di colui che non si oppose all’avvento della dittatura fascista – dice Marcon – firmò la vergogna delle leggi razziali contro gli ebrei, portò il Paese al disastro della guerra al fianco dei nazisti e abbandonò vigliaccamente i suoi soldati fuggendo”. Sul defunto re pesano infatti le decisioni prese riguardo alle leggi razziali e la fuga successiva all’8 settembre.

Comunità Ebraiche: “Inquietudine” – L’operazione Savoia inquieta anche le comunità ebraiche: “In un’epoca segnata dal progressivo smarrimento di Memoria e valori fondamentali il rientro della salma del re Vittorio Emanuele III in Italia non può che generare profonda inquietudine – afferma la Presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, Noemi Di Segni – Anche perché giunge alla vigilia di un anno segnato da molti anniversari, i 70 anni della Costituzione che nacque nel solco del referendum attraverso cui l’Italia scelse di abrogare la monarchia ma anche gli 80 anni dalla firma delle Leggi Razziste che per primo proprio il sovrano di casa Savoia avallò nella tenuta di San Rossore a Pisa”. 

“Il re fu complice del fascismo” – Era il 5 settembre del 1938, pochi giorni ancora e Mussolini le avrebbe annunciate alla folla entusiasta radunatasi in Piazza Unità d’Italia a Trieste: “Bisogna che lo si dica chiaramente, in ogni sede: Vittorio Emanuele III fu complice di quel regime fascista di cui non ostacolò mai l’ascesa e la violenza apertamente manifestatasi sin dai primi mesi del Ventennio. Nessun tribunale  -aggiunge Di Segni, come riporta ‘Pagine ebraiche’, il portale dell’ebraismo italiano – ebbe mai modo di processarlo, per quelle gravi colpe. Cercheremo di colmare questo vuoto con una specifica iniziativa, nel prossimo mese di gennaio. Per chi oggi vuole farne un eroe o un martire della Storia, per chi ancora chiede una sua solenne traslazione al Pantheon, non può che esserci una risposta: nessun onore pubblico per chi porta il peso di decisioni che hanno gettato discredito e vergogna su tutto il paese. L’Italia non può e non deve dimenticare”.

Savoia insoddisfatti – Dopo mesi di preparativi avvolti dalla massima segretezza, nel tardo pomeriggio di venerdì, si era compiuto il primo passo: il rientro in Italia della regina Elena, che sabato ha lasciato il cimitero di Montpellier per Vicoforte. La collocazione nel Santuario è stata accompagnata dalla preghiera “in un contesto di riserbo e sobrietà”, a cura di don Bessone, prevista per il Rito delle esequie. Il ritorno dei sovrani è stato possibile grazie all’intreccio diplomatico tra esponenti di Casa Savoia e il Quirinale, ma proprio la famiglia reale ha espresso la sua insoddisfazione, criticando il clima di segretezza che ha accompagnato il loro rientro e la decisione di non seppellirli al Pantheon, dove riposano tutti i sovrani d’Italia provocando, a quanto pare, l’irritazione di Mattarella.

Emanuele Filiberto: “Meglio il Pantheon” – Il principe Emanuele Filiberto ha dichiarato di ritenere il Pantheon la sede naturale e più adeguata come tomba del “re soldato” specialmente da quando – era il 2002 – è stata abrogata la norma costituzionale transitoria che proibiva ai Savoia di rientrare in Italia: “Mio nonno – ha osservato Emanuele Filiberto riferendosi a Umberto II, ultimo re d’Italia – diceva che le salme resteranno in esilio finché non torneranno al Pantheon a Roma”. Gian Nicolino Narducci, segretario di Serge di Jugoslavia, ha incontrato il rettore della basilica di Vicoforte, don Meo Bessone, e nel corso di un colloquio che alcune fonti hanno definito “concitato” ha fatto presente che “tutto si può ancora bloccare”.

Vittorio Emanuele: “Rammaricato per il gran segreto” – E anche Vittorio Emanuele di Savoia ha fatto sapere in una nota che “pur esprimendo apprezzamento al presidente Sergio Mattarella per la sensibilità dimostrata nei confronti del tema, non posso però non rammaricarmi che tutto ciò sia avvenuto in gran segreto, senza concedere alla regina d’Italia, sovrana della Carità Benefica, gli onori dovuti e soprattutto la traslazione al Pantheon di Roma, come abbiamo sempre richiesto e prima di me mio padre, il re Umberto II. Ritengo – prosegue nella nota Vittorio Emanuele – che riportare la salma della regina in totale anonimato ed in segretezza sia un insulto alla sua memoria ed a tutto ciò che ella rappresenta. Giustizia sarà fatta quando tutti i sovrani sepolti in esilio riposeranno nel Pantheon di Roma”, ha concluso Vittorio Emanuele.