Si entra solo con la tessera. Costa 5 euro, ma se la famiglia non può pagare è la parrocchia ad accollarsi la spesa. Età massima? Tredici anni. I ragazzi più grandi e i genitori d’ora in poi resteranno fuori. La piccola rivoluzione ha luogo nell’oratorio del quartiere Corvetto, periferia sud di Milano. Episodi di violenza e vandalismo hanno portato alla decisione di limitare gli ingressi. “Dovevamo sempre controllare chi entrava e che cosa portava con sé. Ma fare i poliziotti non è il nostro compito”, spiega il parroco don Andrea Bellò.

Piazza Duomo è a neanche quattro chilometri di distanza, ma qui sembra già un altro mondo. I caseggiati popolari occupano gran parte del quartiere, sacche di tensioni sociali pronte ad esplodere. “La zona è in una situazione di degrado e abbandono evidente – continua il prete – L’Aler (l’ente che gestisce l’edilizia pubblica in Lombardia, nda) latita, ogni giorno ci sono nuove occupazioni abusive, i muri si scrostano a causa della muffa, serrature e vetri non ci sono più”. Immagine esauriente del quartiere. “Non sappiamo a chi rivolgerci per smuovere qualcosa”, spiega don Andrea.

La decisione di cambiare le regole dell’oratorio è arrivata al rientro dalle vacanze estive, confermata poi pochi giorni fa. Ora c’è mezz’ora di tempo per entrare e un quarto d’ora per uscire. Per il resto i cancelli restano chiusi: entrate e uscite in altri orari devono essere concordate telefonicamente o via email. Le uniche altre persone che possono accedere all’oratorio, a parte i bambini tesserati, sono il gruppo mamme e gli educatori. Anche il bar non sarà più aperto agli esterni.

Gli episodi di violenza don Andrea li ha denunciati anche sui social. Dalle bestemmie sui muri della chiesa a quella volta che un gruppo di ragazzi è entrato durante la messa bevendo whiskey e sputando. Ma non solo i giovani sono il problema. “Sono stato minacciato diverse volte da adulti, anche dopo l’introduzione delle tessere – continua a raccontare il parroco – Sa, i litigi tra bambini capitano. Ma quando si mettono in mezzo i genitori e si arriva alle mani e spuntano coltelli, le cose cambiano. Queste persone in oratorio non ci devono entrare più”. Il dubbio è che, con il nuovo regolamento, venga meno lo spirito di inclusione e di apertura di un luogo come l’oratorio. “Si devono considerare la domanda e l’offerta – spiega il don, da dieci anni al Corvetto – Noi offriamo un servizio educativo preciso, se a una persona non interessa non è giusto che stia qua. Questo non è un luogo in cui fare i propri comodi: l’oratorio non è il bar né la piazza”.

Chi tenta ancora di coinvolgere anche gli adolescenti più refrattari, invece, è la parrocchia di San Bernardo in Comasina, quartiere all’estremo nord di Milano. Qui don Aurelio Frigerio si è inventato uno spazio ad hoc per i più giovani, PuntoCom. “È un luogo dedicato a quei ragazzi che si trovano a disagio con gli altri o che non riusciremmo a intercettare con una proposta classica da oratorio – spiega don Aurelio – Con loro sono presenti tre educatori che propongono attività di gioco, studio o semplicemente una pizza e un film alla sera”.

La situazione, in Comasina, non è mai degenerata. Le difficoltà sono quelle tipiche della periferia ma, racconta il parroco, non si è mai andati oltre qualche episodio di vandalismo. “Abbiamo un educatore professionista e anche una vigilanza che scoraggia le prepotenze – continua don Aurelio – Quando i ragazzi vengono beccati a fare qualcosa che non dovrebbero al massimo vengono espulsi per qualche giorno, come in una partita di calcio”. Mai pensato di limitare gli ingressi in oratorio? “Non abbiamo mai avuto motivo di prendere in considerazione una soluzione del genere – continua il prete – ma credo che se in altri quartieri si è deciso così ci saranno stati i presupposti per farlo. Qui, se chiudessimo anche noi, i ragazzi sarebbero per strada. Non ci sono altri luoghi di aggregazione”.

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