Nessun governo con Forza Italia, i presidenti di Camera e Senato in campo come Irene Pivetti e Gianfranco Fini e la consueta battuta sul Movimento Cinque Stelle e il blog di Beppe Grillo. Matteo Renzi apre la campagna elettorale con una lunga intervista a Repubblica nel giorno del presidio antifascista a Como. Rivendica il “milione di posti di lavoro in più” grazie al Jobs Act, le battaglie sui diritti civili e definisce un “gesto nobile” il passo indietro di Angelino Alfano, che rischia di sfaldare Alternativa Popolare con emorragia di volti e voti verso il centrodestra. Non si preoccupa nemmeno dei sondaggi che danno il suo Pd ai minimi storici, sotto la soglia del 25% raggiunto da Pier Luigi Bersani alle elezioni del 2013. Anche perché l’allora segretario fece una campagna elettorale “mitica” che “ci fece perdere dieci punti”.

E alla fine fu governo di larghissime intese. Ma in primavera non andrà così, giura Renzi: il governo con Silvio Berlusconi non si farà. “Anche perché è bravissimo a camuffarsi. In questa campagna elettorale sembra un passante. Ma ce lo ricordiamo vero che lui è il principale responsabile di questi lustri? Che lui è Mister Spread? Che sta ripromettendo le stesse cose del 1994 – dice il segretario del Pd – perché non le ha mai fatte?”. Le uniche promesse mantenute dal leader di Forza Italia, sostiene, “gliele abbiamo realizzate noi”. E se è ancora in sella è tutta colpa del 4 dicembre 2016: “Il referendum lo ha fatto risorgere. Ma avevamo detto che sarebbe accaduto, no?”, afferma Renzi dopo essersi augurato alcune settimane fa, in riferimento alla sentenza della Corte europea di Strasburgo, che Berlusconi fosse della partita.

Non una sorpresa, dunque. Quella, semmai, all’ex premier l’hanno fatta Laura Boldrini e Pietro Grasso. La partecipazione attiva alla campagna elettorale dei presidenti di Camera e Senato, entrambi fuori dal Pd, è “sorprendente dal punto di vista istituzionale”. “Mi pare – spiega – che i precedenti siano Irene Pivetti e Gianfranco Fini con risultati, se ben ricordo, non eccellenti”. Poi gli auguri per la loro avventura con Liberi e Uguali e la stilettata: “Il Pd è una comunità diversa, che va oltre i personalismi“.

A Luigi Di Maio, che negli scorsi giorni si era detto fiducioso riguardo alle possibilità del M5s di vincere le elezioni e quindi di salire al Quirinale da premier in pectore, Renzi risponde: “L’incarico lo dà il presidente della Repubblica, non il Sacro Blog. Dunque vedremo. Ma accetto la sfida dei Cinque Stelle. In campagna elettorale noi lo chiederemo agli italiani: volete loro o no? – spiega – Non è una partita Renzi versus Di Maio, ma tra due classi dirigenti: la nostra squadra contro la loro. Da Gentiloni a Minniti, da Franceschini a Orlando, da Delrio a Martina. E poi i volti dei dirigenti Cinque Stelle: chi è più credibile?”.

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