“Qualcuno usa questa vicenda da due anni per attaccare me e il Pd”. Maria Elena Boschi difende se stessa, il suo partito e il governo di cui ha fatto parte. Sottolinea ancora una volta la posizione del padre nella questione Banca Etruria. E annuncia (di nuovo) di aver dato mandato per la causa contro l’ex direttore del Corriere della Sera Ferruccio De Bortoli, che nel suo libro Poteri Forti (o quasi) ha raccontato che nel 2015 lei stessa, in qualità di ministro delle Riforme, chiese all’ad di Unicredit Ghizzoni di acquisire Banca Etruria che navigava in pessime acque. La risposta dell’ex numero uno di via Solferino arriva su Twitter: “Mi aspettavo l’annunciata querela per diffamazione, che non è mai arrivata – scrive il giornalista – Dopo quasi sette mesi apprendo che l’onorevole Boschi mi farà causa civile per danni. Grazie”.

Denuncia civile e non penale per diffamazione. Sia ben chiaro, i termini per tutelare l’onore sono scaduti. Quelli per chiedere soldi e mostrarsi combattivi no. La sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio del Governo Gentiloni è intervenuta su Facebook nel giorno della polemica sulle dichiarazioni del procuratore capo di Arezzo Roberto Rossi, accusato da più parti di non aver fornito informazioni esaurienti sulla posizione di Pier Luigi Boschi durante la sua audizione di giovedì scorso in Commissione Banche. Accuse alle quali il pm ha risposto con una lettera inviata al presidente dell’organismo parlamentare Pier Ferdinando Casini, che a sua volta ha dichiarato chiusa la questione.

Non è chiusa per la figlia dell’ex vicepresidente di Banca Etruria, evidentemente. L’ex ministro, infatti, approfitta del clamore di queste ore per provare a togliersi qualche sassolino dalla scarpa e pubblica sul suo profilo un lungo post in cui ripete le cose già dette e ridette, in primis davanti al Parlamento. “Il fatto che mio padre sia stato per qualche mese vicepresidente della Banca non ha impedito al nostro governo di commissariarlo, come avremmo fatto con chiunque altro si fosse trovato in analoga situazione. La legge è uguale per tutti”, scrive la Boschi, che poi sottolinea: “Altro che conflitto di interessi: noi abbiamo mandato a casa quel CdA. La verità è semplice – aggiunge – Se mio padre ha commesso reati ne risponderà come privato cittadino. Con tutti i doveri e tutte le garanzie previste dalla legge. Al momento non è neanche rinviato a giudizio. Ma comunque è una sua vicenda personale, certo non del Pd”.

Il partito, appunto. Per il sottosegretario “dal punto di vista politico il nostro comportamento è stato ineccepibile – dice – Nessuno può negare questi due fatti: noi abbiamo commissariato e noi abbiamo lottato contro il sistema sbagliato delle vecchie banche popolari”. Poi le accuse: “Si utilizza la vicenda Banca Etruria per mettere in secondo piano le vere vicende, complicate, del sistema bancario italiano. Onestà intellettuale vorrebbe – sottolinea – che si riconoscesse che questo atteggiamento è sbagliato e segue l’obiettivo della polemica politica, non della tutela dei risparmiatori. Chi ha sbagliato ad Arezzo ha pagato e pagherà. Spero che accada anche altrove”. Il riferimento va alle altre crisi bancarie. “Se vogliamo difendere i cittadini che hanno perso i risparmi da Ferrara a Vicenza, nelle Marche come in Toscana – pontifica Boschi – dobbiamo verificare le vere responsabilità. Noi siamo interessati agli atti, non alle strumentalizzazioni“.

La chiusura del post è tutta dedicata a questioni personali. “Qualcuno usa questa vicenda da due anni per attaccare me e il Pd – aggiunge – Io penso che sarebbe più giusto fare chiarezza sugli errori fatti da tanti per non sbagliare più”. Infine il capitolo De Bortoli. “Ho firmato oggi il mandato per l’azione civile di risarcimento danni nei confronti del dottor Ferruccio de Bortoli – fa sapere la Boschi, che già in passato aveva annunciato la querela, mai arrivata, contro l’ex direttore del Corriere della Sera – A breve procederò anche nei confronti di altri giornalisti. Mi spiace dover adire le vie legali contro alcuni giornalisti – aggiunge – non lo avevo mai fatto prima. Nemmeno in presenza di affermazioni evidentemente diffamatorie. Ma credo che sia ormai necessario farlo – conclude – perché sulla verità dei fatti si pronunci un tribunale in nome della legge”.

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