Qual è il grande cruccio di sindacati, associazioni imprenditoriali e di chi li rappresenta, come il Sole 24 Ore? L’adesione non propriamente plebiscitaria alla previdenza integrativa. Dal 2007 ripetono alla nausea che i fondi pensione sono una meraviglia e gli italiani cocciuti non gli danno retta. Un vero peccato, perché soprattutto i fondi chiusi (ovvero negoziali) sono una grande greppia che distribuisce poltrone, prebende, subappalti di gestione e all’occorrenza servirà per soccorrere le aziende decotte, comprandone azioni e obbligazioni.

Così le pensano tutte per gonfiare surrettiziamente il numero degli iscritti e l’organo di controllo (Covip) collabora. Vedi gli autoferrotranvieri per cui in base al contratto nazionale da metà 2017 sono da “versare a carico dell’azienda al fondo Priamo!” per ogni lavoratore 90 euro l’anno (!) e “per i lavoratori che non risultino iscritti a Priamo, tale contributo comporta l’adesione contrattuale degli stessi al fondo medesimo”. Una cosa insulsa dal punto di vista previdenziale: quei 90 euro annui frutteranno per esempio a un 50-enne un’integrazione della pensione sui 15 centesimi di euro al giorno. Una furbata però per gonfiare le adesioni.

L’Unione Sindacale di Base (Usb) cercò di bloccare la cosa, perché cozzava contro il regolamento stesso del fondo, e pareva esserci riuscita. Ma la Covip ha dato il via libera, autorizzando la cosiddetta adesione contrattuale, benché nient’affatto “libera e volontaria” come richiederebbe la legge quadro, bensì coatta e automatica. I sindacati concertativi (Cgil, Cisl, Uil) cantano vittoria con un comunicato dai toni arroganti. Il loro potere e i loro interessi innanzitutto, la libertà di scelta dei lavoratori per ultima.

Ciò si inserisce però in una strategia molto più ampia per aumentare gli iscritti fittizi, cioè con versamenti irrisori solo per far numero. Anche altri fondi pensione prevedono adesioni coatte o, pardon!, contrattuali. Prevedi nel 2015 ha portato così le adesioni da 39 a 507 mila, Eurofer ha inventato gli iscritti fantasma ecc. Inoltre la lobby della previdenza integrativa ha ottenuto con l’ultima “Legge annuale per il mercato e la concorrenza” di poter fissare una percentuale minima diversa dal 100% per il conferimento del Tfr alla previdenza complementare (art.1, comma 38, lett. a della Legge 124/2017). Prima un lavoratore doveva destinare al fondo pensione tutto il suo Tfr o niente.

Ora, potendo magari versarvi solo l’1% o meno, per i sindacati sarà più facile ottenere nuovi iscritti. È vero che la cosa ha qualche controindicazione, ma è imbarazzante un modesto 27,8% per la quota di partecipazione alla previdenza complementare (Relazione Annuale Covip per il 2016). Tutto fa brodo, pur di incrementarla e portarla magari al 51%. Anche versamenti di un centesimo l’anno.