Roma prova a rimanere a galla. In attesa che nella Capitale si ritorni prima o poi “a riveder le stelle”, come recitava il motto del M5S con cui Virginia Raggi ha vinto le elezioni del 2016. Per il prossimo triennio, infatti, sono stati confermati gli investimenti (irrinunciabili) sulla Metro C, quelli per il potenziamento del sistema elettrico della Metro B, i fondi per ciclabilità, preferenziali e parcheggi e 65 milioni per la rete fognaria e il dissesto idrogeologico in alcuni aree a rischio. E poi i progetti per il tram dei Fori Imperiali e la funivia Battistini-Casalotti oltre al restauro del Campidoglio e di alcuni edifici storici come il Teatro Valle e la Basilica Ulpia. Questi, in sostanza, i “pezzi forti” del Dup, Documento Unico di Programmazione, presentato dalla sindaca e dal suo assessore al Bilancio, Gianni Lemmetti. Si tratta, in sostanza, del progetto di Bilancio di previsione che dovrà accompagnare la Capitale fino al 2020, ovvero alle soglie della fine del mandato dell’attuale amministrazione, la cui scadenza naturale è fissata per i primi mesi del 2021. Non aumenteranno (ma neanche saranno abbassate), inoltre, le tariffe dei principali servizi (asili nido, refezione scolastica, mercati rionali), “né – ha assicurato Lemmetti in conferenza stampa – verrà toccata la Tari”, che è già la più alta d’Italia.

GLI INVESTIMENTI NEI TRASPORTI – Indubbiamente, lo sforzo in sede di programmazione degli investimenti c’e’ stato. La somma stanziata è di 557 milioni di euro, di cui quasi un terzo (170 milioni) finirà nelle casse del Consorzio Metro C per la realizzazione entro il 2021 – si spera – della terza linea della metropolitana nel tratto che va da San Giovanni al Colosseo. Linea verde a parte, ci sono altri 85 milioni investiti sul fronte della mobilità. In attesa che Atac superi la sua grave crisi e possa tornare a operare autonomamente, verranno stanziati 34,8 milioni sulla Metro B (linea elettrica, scale mobili e ascensori), 47 milioni per le piste ciclabili, i parcheggi e le corsie preferenziali, 20 milioni per l’acquisto di nuovi autobus, 12,3 milioni per il completamento delle filovie sulla Laurentina e 5,7 milioni per la progettazione del tram del Fori Imperiali, della funivia Casalotti e di una “mini metro” a fune fra Jonio e Casalotti. L’impressione invece, è che per il miliardo di euro preventivato da Roma Metropolitane per l’urgente rimessa a posto delle metropolitane in città servirà ben altro. Per il resto, come detto, 190 milioni sulla cosiddetta “manutenzione urbana”, di cui 65 milioni su rete fognaria e dissesto idrogeologico e 28 milioni sulla manutenzione straordinaria delle strade; 34 milioni fra cimiteri e ville storiche e 33 milioni per gli edifici storici. Ai 15 municipi, infine, sono stati assegnati 271 milioni per le spese correnti.

RAGGI CHIEDE AIUTO A GOVERNO – Indubbiamente, il bilancio della Campidoglio, su cui pesa sempre il fardello dei 12 miliardi di euro di debiti da estinguere entro il 2044, non permette di fare di più. Lemmetti, infatti, è stato costretto a registrare per il 2018 entrate correnti complessive per 4,6 miliardi, un dato in calo rispetto a quello degli anni passati specialmente perché sulle sanzioni comminate e non pagate “negli anni precedenti l’accertato non riscosso veniva considerato voce di spesa, mentre noi evitiamo di fare programmazione su somme che non abbiamo la certezza di riscuotere”. Si parla sempre, poi, di “minori trasferimenti statali e regionali”: una questione sollevata ai tempi da Ignazio Marino e su cui Virginia Raggi non molla: “Continuiamo a insistere verso il governo – ha detto la sindaca in conferenza – affinché Roma abbia un’autonomia finanziaria e più poteri. A Roma ci sono 3 milioni di persone che pagano i servizi per 4,5 milioni. È fondamentale riconoscere a Roma lo status di Capitale, ma serve che affianco a questo gli si riconoscano risorse dedicate”.

AFFITTOPOLI DIVENTA “SCROCCOPOLI” – In tale contesto, il tema dei risparmi diventa fondamentale. Nel libro-manifesto di Daniele FrongiaE io pago”, si faceva ampio riferimento agli affitti degli immobili capitolini, spesso assegnati a persone senza titolo e in molti casi addirittura “facoltose”. Una questione che ciclicamente torna di moda dal 2015, quando un’inchiesta giornalistica del quotidiano romano Il Tempo convinse Ignazio Marino e poi il commissario Francesco Paolo Tronca a creare una task-force per mettere fine a un danno erariale che la Corte dei Conti ipotizzò addirittura superare 1 miliardo di euro. “Abbiamo finito il censimento – ha spiegato Virginia Raggi in commissione – individuando circa 2mila occupanti abusivi che risiedono nelle nostre case Erp, le quali sono un importantissimo aiuto per chi non ha sostanzialmente mezzi. Abbiamo attivato una modalità ‘di dialogo’ con questi furbetti scrocconi, invitandoli ad abbandonare spontaneamente gli immobili. Se questo non avverrà, interverremo con provvedimenti coercitivi. Già oggi posso dire che una inquilina si è allontanata spontaneamente”. Insomma, secondo la sindaca: “Scroccopoli è finita”.