Arrestato lo scorso 4 novembre in un aeroporto di Dubai, Giancarlo Tulliani ha chiesto la scarcerazione su cauzione. L’istanza è stata presentata dal suo avvocato Nicola Madia, e oltre al pagamento di una somma di denaro, prevede il trattenimento del passaporto di Tulliani, cognato dell’ex presidente della Camera Gianfranco Fini anche lui indagato, e il suo affidamento a due persone che dovranno depositare anche loro il passaporto. L’autorità degli Emirati Arabi sta esaminando la richiesta e la risposta dovrebbe arrivare a breve. La vicenda dell’arresto era stata ricostruita dal suo avvocato: “Il mio assistito era in aeroporto e pensava di essere pedinato. Credendo fossero giornalisti si è presentato al posto di polizia. Nel raccogliere la sua denuncia, i militari hanno visto il mandato di cattura internazionale e lo hanno arrestato”. Tulliani è in attesa di estradizione in Italia.

Su Tulliani, latitante a Dubai, pendeva un ordine di arresto nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Roma. L’ordine era arrivato dopo un approfondimento dell’attività di indagine che il 13 dicembre scorso aveva arrestato Francesco Corallo, re dei casinò ai Caraibi,  e l’ex parlamentare Amedeo Laboccetta, scarcerato pochi giorni dopo. I due erano accusati di essere i capi di un’associazione a delinquere a carattere transnazionale. L’accusa sostiene che Corallo e soci non pagavano le imposte sul gioco on-line e riciclavano in tutto il mondo i guadagni. Una volta ripuliti, i soldi venivano investiti in attività economiche e finanziarie ed erano destinati anche ai membri della famiglia di Tulliani.

In quest’ambito venne così svelata la compravendita della casa di Montecarlo. Per l’acquisto, Giancarlo Fini e la compagna Elisabetta Tulliani rischiano di andare a processo per riciclaggio. La casa era di proprietà di Alleanza Nazionale ed era stato venduto nel 2008 a una società offshore riconducibile a Giancarlo Tulliani. Dopo, la casa passa a una seconda società offshore, questa volta riconducibile alla compagna dell’ex leader di An.  Nello scorso ottobre ai due erano state notificata la chiusure delle indagini, ovvero l’ultimo atto prima della richiesta di rinvio a giudizio.