“Qui vengono sbandierate e vendute le eccellenze del nostro Paese dimenticandosi, però, che a produrle sono imprese, tipo la Castelfrigo, che non rispettano leggi e regole contrattuali”. In sciopero a oltranza da più di venti giorni, al ventiduesimo oltre cinquanta operai delle carni sono arrivati in protesta di fronte a Fico, il parco agroalimentare ideato da Oscar Farinetti che ha aperto le porte ieri a Bologna. “È bene che le imprese della salumeria comincino a guardare quello che succede anche tra i fornitori”, ammonisce il segretario della Flai Cgil di Modena Umberto Franciosi, “Altrimenti è inutile parlare di responsabilità etica di impresa”. 

I manifestanti arrivano da Castelfranco Rangone, in provincia di Modena, dove lavorano per due cooperativi definite dai sindacati come“spurie”, la Work Service e per Ilia D.A del Consorzio Job Service di Vignola, che  forniscono manodopera a prezzi competitivi per la lavorazione della carne. Agli inizi di novembre 75 operai delle ditte appaltatrici hanno ricevuto una mail di licenziamento. A nulla è valsa, qualche giorno dopo, la visita a Castelnuovo Rangone della segretaria Cgil Susanna Camusso per denunciare lo sfruttamento che si cela dietro la produzione delle carni, anzi il licenziamento è stato esteso a tutti i 137 operai. 

L’ultima beffa, però, arriva da Equitalia. Ad alcuni operai è stata recapitata una lettera dell’Agenzia delle Entrate che chiede il pagamento di oltre 43mila euro per le tasse non versate allo Stato. Una multa dovuta in realtà all’appalto irregolare e alle modalità errate con cui il lavoratore veniva retribuito: straordinari fatti passare in busta paga come trasferte e rimborsi spese fittizi “che hanno garantito a committente e appaltatore un notevole risparmio fiscale”, continua Franciosi, “ma che ora gravano per lo più sul lavoratore, che si trova a pagare 43mila euro mentre azienda e committente ne pagano solo 1660”