I licenziamenti decisi da Almaviva sono illegittimi. Il giudice del Lavoro di Roma ha condannato la società dei call center a reintegrare 153 lavoratori e a corrispondere loro, a titolo di risarcimento danni, gli stipendi maturati dal giorno del licenziamento. Con gli interessi. La scelta di lasciare a casa 1.666 persone impiegate nello stabilimento di Roma, si legge nella sentenza “si risolve in una vera e propria illegittima discriminazione: chi non accetta di vedersi abbattere la retribuzione (a parità di orario e di mansioni) e lo stesso tfr, in spregio” alle norme del codice civile e costituzionali “ancora vigenti, viene licenziato e chi accetta viene invece salvato”. “Un messaggio davvero inquietante anche per il futuro – sottolinea il giudice Umberto Buonassisi – e che si traduce comunque in una condotta illegittima”.

Infatti è stato attribuito “valore decisivo ai fini della scelta dei lavoratori da licenziare, pur se tramite lo schermo dell’accordo sindacale, ad un fattore (il maggiore costo del personale di una certa sede rispetto ad altre) che per legge è invece del tutto irrilevante a questo fine”. Il riferimento è all’accordo sindacale per una riduzione salariale che fu sottoscritto dai lavoratori delle altre sedi, ma non da quelli di Roma. Ma “Almaviva, nell’ambito di una procedura collettiva e non individuale, poteva forse legittimamente proporre ai lavoratori di rinunciare a parte dei loro diritti ‘economici’, pur trattandosi di diritti ‘minimi’, senza per questo commettere alcuna estorsione: quello che invece non poteva fare è licenziare, a seguito di accordi con alcuni in danno di altri”, “solo ed esclusivamente quelli che non l’avevano accettata”.

La decisione riguarda 153 lavoratori che avevano fatto ricorso, ma per il 15 dicembre è attesa un’altra sentenza per altre cento persone. L’esito di altri cinque ricorsi, che facevano leva su questioni diverse da quelle prese ora in considerazione e non sollevavano il tema della discriminazione, era stato negativo per i dipendenti. AlmavivaContact fa sapere che “mantenendo ferma la convinzione del proprio corretto operato, darà ovviamente attuazione all’ordinanza – riammettendo i lavoratori presso le sedi disponibili, tenendo conto che il sito operativo di Roma è chiuso – ma la impugnerà immediatamente, al fine di revocarne gli effetti in tempi brevi”. Il gruppo ricorda che “9 magistrati del lavoro attraverso 22 ordinanze hanno dichiarato pienamente legittima la condotta aziendale, riconoscendo come i licenziamenti siano stati attuati rispettando in pieno tutte le garanzie procedurali e sostanziali previste dalla legge di riferimento”.

Esulta invece la Cgil, che parla di “una sentenza che rende giustizia a quei lavoratori e, forse, potrebbe aiutare a superare una stagione improvvida nella quale le prove di forza ed i ricatti hanno sostituito le corrette relazioni sindacali”. In una nota la Cgil nazionale, la Slc Cgil nazionale, la Cgil di Roma e Lazio e la Slc di Roma e Lazio si augurano che sia “definitivamente archiviata una stagione che ha voluto imporre sacrifici inutili quando illegittimi ai lavoratori facendo leva, nel dividerli, sul pressante bisogno di mantenere un posto di lavoro”.

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