Undici milioni di multa dell’Antitrust a UniCredit, Bnl e Intesa Sanpaolo. Secondo il garante della concorrenza e del mercato i tre istituti hanno messo in atto pratiche commerciali scorrette nei confronti dei clienti. In particolare si sono resi responsabili di “condotte aggressive” legate alla pratica dellanatocismo bancario, ovvero il calcolo degli interessi sugli interessi a debito nei confronti dei consumatori.

Mentre il quadro normativo cambiava – l’anatocismo è nuovamente consentito dal 2016 a patto però che il calcolo della cifra dovuta sia su base annua – le banche hanno “attuato una politica di forte spinta all’acquisizione delle autorizzazioni all’addebito in conto corrente nei confronti della clientela”, annota l’authority, “adottando varie strategie con le quali i clienti sono stati sollecitati a concedere l’autorizzazione, nel presupposto che l’addebito in conto corrente degli interessi debitori fosse il modus operandi ordinario e senza considerare le conseguenze di tale scelta in termini di conteggio degli interessi sugli interessi debitori”.

Questa strategia è stata “sostenuta da varie azioni finalizzate all’acquisizione delle autorizzazioni da parte della clientela che ancora non aveva effettuato la scelta, attraverso sollecitazioni e monitoraggio da parte della rete e delle funzioni/strutture interne coinvolte, sia sui canali fisici (posta e filiali), sia sull’internet banking. Ciò è avvenuto con l’uso di comunicazioni personalizzate precompilate, email e pop-up nella homepage delle aree clienti volti all’attivazione delle procedure di autorizzazione on line preventiva all’addebito in conto degli interessi debitori che non consentivano al consumatore di fornire il diniego espresso all’autorizzazione”.

Gli istituti “nell’adottare tali politiche hanno fatto attenzione nell’informativa fornita ai clienti a rilevare solo le possibili conseguenze negative in caso di mancata autorizzazione, evidenziando gli effetti in caso di mancato pagamento degli interessi in termini di interessi di mora e di segnalazione alle banche dati finanziarie e creditizie sui cattivi pagatori, e non accennando alle conseguenze dell’autorizzazione connesse con l’applicazione di interessi anatocistici. L’Autorità ha per questo ritenuto scorrette le modalità utilizzate, che sono state “tali, nell’insistenza e nella forma con cui sono state richieste le autorizzazioni, da condizionare indebitamente i consumatori e da far assumere loro decisioni che non avrebbero altrimenti preso in considerazione dell’applicazione, in caso di addebito degli interessi in conto, dell’anatocismo bancario”. Di qui le sanzioni: a Unicredit vengono chiesti 5 milioni, a Bnl 4 e a Intesa 2.