Sei anni di carcere per aver calunniato l’ex capo della polizia Gianni De Gennaro e l’ex agente del Sisde. È la condanna in primo grado decisa dal tribunale monocratico di Caltanissetta per Massimo Ciancimino, il figlio di don Vito, ex sindaco mafioso di Palermo.  La Procura nissena, al termine della requisitoria di inizio ottobre, aveva chiesto la condanna a 5 anni e nove mesi di reclusione.  La corte presieduta da Valentina Balbo, quindi, ha  inflitto a Ciancimino junior una pena più dura. Prescritti, invece, i reati di rivelazioni di segreto istruttorio.

Secondo la pubblica accusa l’imputato avrebbe accusato ingiustamente De Gennaro, rappresentato dagli avvocati Franco Coppi e Francesco Bertorotta, sostenendo che l’ex capo della Polizia avesse veicolato informazioni riservate a Vito Ciancimino tramite il conte Romolo Vaselli, imprenditore edile, considerato un prestanome dell’ex sindaco mafioso di Palermo. Ma non solo. De Gennaro sarebbe stato calunniato soprattutto con la confidenza, fatta a un funzionario della Dia nissena, con cui Ciancimino junior indicò l’ex capo della polizia e del Cesis come il “signor Franco-Carlo“. Si tratta del misterioso personaggio, una sorta di agente segreto in contatto con pezzi di Cosa nostra, più volte evocato dal testimone come protagonista della storia d’Italia dagli anni ’60 in poi, ma mai individuato dagli inquirenti. Narracci, invece, era indicato come  intermediario tra il padre Vito. il boss Bernardo Provenzano e lo stesso “signor Franco”.

Oltre ai sei anni di carcere, il giudice monocratico ha deciso per il figlio di don Vito l’interdizione dai pubblici uffici per la durata di cinque anni e lo ha dichiarato in stato di interdizione per sei anni.  Inoltre, Ciancimino junior dovrà pagare a Gianni de Gennaro una provvisionale di 100mila euro oltre “agli interessi compensativi“, mentre a Lorenzo Narracci andranno versati 80 mila euro. Per il figlio di don Vito si tratta della seconda condanna in primo grado per calunnia. Il 30 gennaio scorso, infatti, era stato condannato a tre anni e sei mesi per aver calunniato Rosario Piraino, funziorio dell’Aisi. Imputato davanti al tribunale di Bologna Ciancimino Junior è stato ritenuto colpevole di aver falsamente accusato di minacce l’ex 007 nel 2009, quando risiedeva nel capoluogo emiliano.

Il testimone di giustizia era stato arrestato nel gennaio scorso dopo che un’altra condanna era diventata definitiva: era stato riconosciuto colpevole di detenzione di esplosivo e condannato a tre anni. La procura a quel punto aveva chiesto e ottenuto di revocargli l’indulto concessogli dopo una condanna a 2 anni e 8 mesi per riciclaggio: Ciancimino doveva dunque scontare entrambe le pene, dalle quali è stato sottratto il periodo di detenzione subito dall’imputato durante la custodia cautelare in carcere.

La condanna per detenzione d’esplosivo confermata dalla Cassazione nasce da una vicenda del 2011, quando Ciancimino era finito in carcere proprio con l’accusa di calunnia nei confronti di De Gennaro. Durante l’interrogatorio raccontò di avere nascosto dei candelotti di tritolo nel giardino della sua abitazione nel centro di Palermo. Candelotti che secondo la sua versione gli erano stati recapitati da ignoti che volevano minacciarlo. In quel momento, Ciancimino stava riempendo verbali su verbali come testimone dell’inchiesta sulla cosiddetta Trattativa tra pezzi dello Stato e Cosa nostra.