“Questi ragazzi stanno facendo quello che dovrebbero fare tutte le persone civili: protestare per ottenere un trattamento da esseri umani. Qui dovrebbero venire i partiti, il vescovo di Padova, la Charitas, tutte le persone civili. Invece non c’è nessuno, nessuno denuncia quello che sta accadendo, ovvero che gli extracomunitari vengono trattati in modo non degno per un Paese che si dichiara civile. E la nostra comunità sta subendo una violenza dallo Stato. Lo Stato ha scelto di trattare il problema degli extracomunitari con la stessa logica che applica per le discariche, i rifiuti vengono mandati lontano dal centro delle città, in campagna, dove il danno elettorale per il potere è minimo”. E’ un fiume in piena Alberto Panfilo, il sindaco di Cona, eletto nel 2014 con una lista civica vicina al centrodestra. E’ da anni che la sua voce (assieme a quella del sindaco di Bagnoli, Roberto Milan) si leva nel deserto dell’indifferenza. E adesso che circa 200 extracomunitari stanno marciando su Venezia racconta un dramma che nessuno sembra avere intenzione di affrontare.

Le proteste si ripetono ciclicamente da mesi. Perché?
Nel tempo le cose non sono cambiate, 1500-1600 persone continuano a vivere in una tendopoli. Possono dire che qui c’era una base missilistica, ma la realtà è che questa gente viene costretta a vivere dentro le tende. Quando si riempiono, la comunità che ha in gestione l’accoglienza pianta un’altra tenda. E tutto questo avviene nell’oblio più completo.

Di chi?
Della Chiesa, della politica, della comunità civile. I prefetti si limitano a utilizzare un pallottoliere, con i numeri degli arrivi e delle partenze.

La protesta è giusta?
Sacrosanta, perché gli extracomunitari sono stati lasciati soli. Gli unici che li stanno seguendo in questo momento sono gli attivisti del sindacato di base. Questa mattina stavano firmando decine di fogli di adesione all’Usb.

Ci racconta l’escalation di questi quattro giorni?
Tutto è cominciato lunedì 13 novembre a Conetta, davanti alla base. Martedì erano in 150 e la tensione cresceva. Per allentare il clima che si stava surriscaldando, ho invitato i manifestanti in municipio. Sono venuti a Pegolotte di Cona e sono rimasti un paio d’ore. All’improvviso qualcuno ha pronunciato la parola ‘Venezia’. E hanno deciso che dovevano andare a Venezia per dire di persona al prefetto quello che ripetono da mesi. Vogliono condizioni più umane di vita.

E così si sono messi in cammino…
Di forze di polizia ce ne sono state sempre a iosa, per controllarli. Mentre un gruppo si è messo in cammino lungo una strada che costeggia un argine, altri hanno bloccato la base. E martedì sera c’è stato il morto perché la strada è stretta. Un ragazzo che stava andando in bicicletta è stato investito da un’auto. Sono anni che diciamo che bisogna dare giubbotti catarifrangenti agli extracomunitari. Perché su queste strade di morti ce ne possono essere tre ogni sera. Ma la cooperativa se ne frega. E così quando escono in bicicletta rischiano ogni volta la vita.

Poi sono arrivati a Codevigo, dove il parroco ha aperto la chiesa.
La prima notte hanno dormito per terra. All’aperto. Solo la seconda notte, mercoledì, il parroco li ha fatti entrare. Questa mattina hanno ripulito tutto e sono ripartiti. Questa sera si fermeranno a Mira. Ribadisco che siccome nessuno sta facendo nulla per loro, fanno l’unica cosa che possono fare: protestare. La tendopoli è una specie di magazzino dove centinaia e centinaia di persone vengono ammassate. Non c’è un progetto, non c’è un programma. E’ una violenza continua contro di loro e contro la nostra piccola comunità nella campagna”. In una parola, esseri umani trattati come rifiuti.