Parte del frutto della lotta alla mafia sarebbe dovuta andare al Fondo Integrativo Statale per la concessione delle Borse di studio. Sarebbe, appunto. Perché così non è stato, dato che, a distanza di quattro anni, non è mai stato attuato quanto stabilito nella legge 128/2013, il decreto Carrozza sulla scuola, che destinava il 3% dei soldi confiscati ai clan al diritto allo studio. La novità era contenuta in un emendamento dell’onorevole Celeste Costantino che introduceva questo principio all’interno del Codice delle leggi antimafia. Dal 2014 quelle risorse dovevano confluire nel Fis, mentre il resto delle risorse che arrivano dalla lotta alla mafia è destinato al Fondo unico della Giustizia. Purtroppo, però, non è andata così. Già un anno dopo l’approvazione, fu proprio l’onorevole Costantino a chiedere al governo Renzi che fine avesse fatto quella proposta, elaborata dall’associazione antimafie ‘daSud’ e raccolta dai deputati di Sel. E denunciava: “Secondo le nostre stime il Governo sta bloccando almeno 28 milioni di euro confiscati alle mafie che sono il 3% dei 940 milioni sottratti ai clan solo nel 2013”.

Il fatto è che la legge era ed è tuttora rimasta inapplicata perché mancano i decreti attuativi. A risollevare la questione è l’Unione degli Universitari. Secondo la coordinatrice nazionale Elisa Marchetti “la situazione ha del surreale” nel Paese dove solo il 9-10% degli studenti universitari percepisce una borsa di studio a fronte del 25% in Germania, 30% in Spagna e del 40% in Francia. “A distanza di più di quattro anni – spiega la coordinatrice – non si ha ancora alcuna traccia di questi finanziamenti. Addirittura nel Fondo Integrativo Statale per le Borse di studio non c’è proprio traccia di questa voce, neanche per indicare che il valore è zero”. Interpellato da ilfattoquotidiano.it il Miur non ha fornito risposte, ma è a conoscenza della situazione e si riserva di approfondire la questione.

LA DENUNCIA DEGLI UNIVERSITARI – Secondo quanto segnala l’Udu quella significativa modifica al Codice delle leggi antimafia (decreto legislativo 159 del 6 settembre 2011) è rimasta solo sulla carta, né è mai stata data alcuna chiara spiegazione sul motivo per cui questi fondi non siano mai stati riversati nel Fis. “Queste risorse – sottolinea Elisa Marchetti – risultano fondamentali per il finanziamento del diritto allo studio e, oltretutto, riteniamo questa vicenda estremamente grave, considerando che si tratta di un ‘semplice’ trasferimento di risorse e non di fondi aggiuntivi per cui si renderebbe necessario trovare conseguenti coperture”. Ecco perché l’Udu chiede al governo Gentiloni di sbloccare immediatamente questa situazione con una misura a costo zero. “In un periodo in cui le organizzazioni mafiose vengono percepite come quelle che danno precise risposte ai bisogni della società, sostituendosi allo Stato e strumentalizzando le disuguaglianze – aggiunge la coordinatrice – è arrivato il momento di dimostrare che l’abbattimento di queste passa necessariamente per un diritto allo studio realmente garantito, anche attraverso l’impiego di questi fondi”.

Su questo punto il Consiglio nazionale degli studenti universitari è intervenuto più volte, l’ultima nel parere sulla legge di Bilancio. “Non si tratta soltanto di reperire risorse che, allo stato attuale, sono fondamentali per il funzionamento del sistema, considerando che l’Italia è fanalino di coda in Europa nella maggior parte degli indicatori relativi ai finanziamenti e che i servizi sono bel lontani dall’essere garantiti” ha spiegato Anna Azzalin, presidente del Cnsu, secondo cui “di qualsiasi cifra si parli effettivamente, si tratta anche di affermare un principio chiaro, ossia che incentivare il raggiungimento dei più alti gradi dell’istruzione è fondamentale per combattere la mafia”. Nei giorni scorsi il Consiglio, nel suo parere inviato alla ministra Valeria Fedeli e al Parlamento, aveva definito “positivo”, ma “timido” l’incremento di 10 milioni del Fondo Integrativo Statale per la concessione delle borse di studio, perché “ancora lontano dal soddisfacimento totale del fabbisogno della platea degli studenti idonei a ricevere la borsa di studio”. Alle migliaia di studenti che ogni anno non ricevono la borsa di studio servirebbe invece un aumento “di almeno 150 milioni” del Fis, in modo da “eliminare gli idonei non beneficiari”. D’altro canto, solo pochi giorni fa l’Udu ha denunciato nel dossier ‘Dieci anni sulle nostre spalle’ che mentre in Italia le borse di studio sono poche e insufficienti a sostenere i costi da affrontare, la tassazione media che pesa sugli studenti universitari è aumentata di 473,58 euro (+61,10%) negli ultimi dieci anni.