“Voi siete qui”. Se il mercato del lavoro fosse una mappa, il primo libro di Marta Fana, ‘Non è lavoro, è sfruttamento‘ (Laterza, 2017), sarebbe una freccia che indica dove si trovano milioni di lavoratori italiani. Quali tutele sopravvivono, quali prospettive rimangono, quali sacrifici ci aspettano. E se fino a ieri ci preoccupavamo dei voucher, è già tempo di pensare alle tante forme di lavoro gratuito. “Dagli straordinari non pagati dei part-time ai percorsi di alternanza scuola lavoro, aumentano gli italiani obbligati a offrire prestazioni gratis”, spiega. Effetti di “scelte prettamente politiche” che secondo Fana mostrano il loro vero volto: “Uno spostamento di potere a favore delle imprese”. Così anche per il Jobs act: “Nell’ultimo anno, i dati indicano che i nuovi occupati sono per il 94% a termine e quindi precari. Mentre appena il 6% è a tempo indeterminato”. E di fronte a chi taccia le sue analisi di “antagonismo” o “comunismo“, Fana non si nasconde: “Il conflitto esiste, non siamo tutti sulla stessa barca: pur sapendo che non avrebbero funzionato, nessun imprenditore si è opposto agli sgravi del governo Renzi”. E se la lotta di classe esiste, “a vincerla è il capitale”. Mentre il mondo del lavoro è diviso, segmentato in miriadi di rapporti differenti. Da dove ripartire? “Alla retorica che ci vuole tutti ‘imprenditori di noi stessi’ va opposta la consapevolezza di un destino comune”. Di più: “Il riconoscimento del nemico: se mi sfrutti non puoi pretendere la mia fiducia”

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