Il primo ricordo che mi lega alla Nazionale di calcio risale al 1990. Avevo sette anni e i miei genitori gestivano lo Smile’s Pub, un pub grande molto conosciuto nel Triveneto. Papà è sempre stato all’avanguardia e nel locale aveva messo i maxischermi e uno dei primi jukebox con video. Era l’anno di Un’estate italiana cantata da Edoardo Bennato e Gianna Nannini. La mascotte di quei mondiali era “Ciao”, un omino con la testa fatta dal pallone e da un corpo fatto di quadratini con i colori dell’Italia ve lo ricordate?

A sette anni, specie se sei una ragazzina, del calcio ti interessi poco ma ricordo benissimo l’atmosfera che si viveva al pub quando la nostra nazionale era in campo. Mi intrufolavo tra i clienti e guardavo questo schermo senza capirci tanto e mi gasavo se loro si esaltavano o urlavo “Noooo” quando sentivo del malcontento per un gol mancato. Ricordo Baggio, Schillaci, Zenga e molti altri campioni che poi con gli anni ho imparato a conoscere e apprezzare.

La partita dell’Italia non era una partita di calcio, era un momento di costume, di crescita, di conoscenza perché a 7 anni tutto è da scoprire. Ecco, pensare che questa estate dei giovani ragazzi non possano vivere tutto questo mi lascia l’amaro in bocca. Ancora oggi quando sento alla radio Un’estate italiana (che chiamavo “Notti magiche”) torno a sedermi in quei tavolini quadrati con le tovaglie a scacchi, con le gambe a penzoloni e gli occhi verso uno schermo mentre dei ragazzi con una maglia azzurra addosso scaldavano gli animi dei clienti di mamma e papà.

Ecco perché lo sport è importante, ecco perché la musica è importante. Grazie a loro si può sognare, viaggiare e fantasticare. In un’epoca in cui tutto è estremamente misero, avevamo bisogno di un momento di condivisione di massa per riscoprirci uniti almeno nella fede calcistica. Ecco perché non si sta parlando solo di calcio, ma di costume di una Nazione che quest’anno sarà orfana di tante piccole emozioni che negli anni avrebbero fatto parte del bagaglio culturale dei più piccoli.