Aumentare le ore di guida ad autisti e macchinisti, rimozione della cosiddetta “franchigia guasti”, eliminazione delle manovre in deposito dal conto del tempo lavorato, reintroduzione del badge. Sono alcune delle “proposte” che Atac, la società dei trasporti di Roma Capitale – per la quale è stata richiesta e accordata la procedura di concordato preventivo – ha inserito nella bozza di revisione del contratto di lavoro presentata ai sindacati. Una “ipotesi di accordo” che in realtà ha più il sapore di aut-aut, in quanto l’azienda ha i giorni contati ed entro poche settimane deve depositare il piano industriale definitivo presso il Tribunale fallimentare, affinché la procedura “salva Atac” possa proseguire. Il problema è che diverse sigle sindacali sono uscite inferocite dall’incontro con i vertici aziendali e capitolini, alcune delle quali hanno minacciato di “fermare la città” e di creare un caos tale “da costringere il Governo a intervenire con il commissariamento della municipalizzata”. “Solo 2 parole: blocchiamo Roma”, ha scritto su Facebook Claudio De Francesco, segretario della Faisa Confail e uno dei leader dello sciopero bianco del “luglio nero”, quello che nel 2015 costò la poltrona all’allora assessore Guido Improta e contribuì a far precipitare le quotazioni del sindaco Ignazio Marino.

LA STRETTA SUI CONDUCENTI – Secondo la proposta, la durata complessiva del turno di un autista dovrebbe salire da 6 ore e 30 minuti a 7 ore a 15 minuti, “con azzeramento immediato dell’indennità correlata ai cosiddetti turni lunghi”, visto che i conducenti prendono 10 euro in più ogni volta che il loro turno raggiungeva il massimo della durata. Forte stretta anche sul lavoro dei macchinisti nelle metropolitane A e B/B1. Vi sarà infatti l’incremento dell’orario settimanale di 39 ore effettive che dovrà essere raggiunto “ come media nell’arco di 26 settimane”: questo significa che con l’eliminazione della franchigia in caso di corse perse per guasto, i conducenti delle metro dovranno assicurarsi di guidare una media ore piuttosto elevata per fare fronte ad eventuali intoppi o assenze. Inoltre, è previsto nell’accordo un “incremento dei giri medi per turno da 2,4 giri a 3,4 giri”, in che vuol dire che le operazioni dovranno avvenire tutte in maniera più veloce e non vi sarà possibilità di “perdere tempo” fra un giro e l’altro, complice anche la “eliminazione progressiva dei turni non girati dedicati alla manovra”, che dunque non saranno più conteggiati. Autisti, macchinisti e capotreno, inoltre, verranno inseriti all’interno di “specifici progetti di job rotation” e potranno essere assegnati ad attività diverse della guida, come la verifica o addirittura la vendita dei biglietti, a cui tuttavia saranno assicurate delle “premialità” non meglio specificate nella proposta.

PREMI PER LE MULTE – Per quanto riguarda il personale inquadrato nelle aree gestionali e amministrativa, gli obiettivi del piano sono “la riconversione verso attività dirette di supporto all’esercizio di almeno 400 lavoratori a tempo pieno e l’incremento strutturale di 100 risorse da impiegare a tempo pieno nelle attività di operatore qualificato della mobilità con mansioni di addetto alla verifica dei titoli di viaggio”, ovvero i controllori. In merito alle azioni di contrasto all’evasione tariffaria, Atac propone che “tutto il personale nominato che ha effettuato il corso di formazione comincerà le attività di verifica con una frequenza di 4 giorni al mese. A fronte di tale attività, sarà corrisposta un’indennità di 7 euro al giorno, oltre alla premialità di 2,5 euro per ogni multa effettivamente incassata entro 5 giorni”. Previsto anche il potenziamento della manutenzione “con turni su 24 ore, sette giorni su sette, e prestazioni da 8 ore ciascuno (comprensive di un’ora di straordinario settimanale legata al turno)”.

SINDACATI SUL PIEDE DI GUERRA – La situazione è piuttosto tesa. Il piano somiglia moltissimo a quello imposto inizialmente dalla gestione Improta nel 2015 e poi ammorbidito in seguito dalla cura Esposito-Rettighieri. In queste ore le parti sociali stanno verificando se ci sono margini di trattativa e su quali punti. Per venerdì 10 novembre è fissato uno sciopero dei sindacati di base “contro il concordato” che potrebbe essere molto partecipato. “Al momento – sottolinea Alessandro Fuligni, segretario regionale di Filt Cgil – questa ipotesi di accordo è irricevibile perché espone il personale di guida a turni massacranti, a fronte di materiali soggetti spesso a guasti. Stiamo cercando di capire se ci sono margini di trattativa e su quali punti i vertici sono disposti a venirci incontro”. Inoltre, l’azienda ci propone un aumento di produttività virtuale, che non può verificarsi perché non sono previsti gli investimenti necessari. Tradotto, non posso guidare di più se non ho i treni a disposizione. Dunque, la crescita prospettata non si può verificare. E non si può pensare che un giudice non se ne accorga”.