A più di dieci anni dalla morte di Piergiorgio Welby e a quasi dieci da quella di Eluana Englaro, l’Italia non ha ancora una legge sul testamento biologico. E il testo approvato ad aprile dalla Camera è ancora fermo in Senato, in attesa che la discussione in Aula venga calendarizzata, se mai lo sarà. Il rischio è che l’iter non venga concluso prima della fine della legislatura. A che servono parlamentari da anni immobili su un tema sentito come urgente da buona parte dell’opinione pubblica? “Se vuole che dica che facciamo schifo, posso anche dirle che facciamo schifo. Ma non è lo spirito con cui ho chiesto di lavorare insieme, che è quello di portare a casa la legge”, risponde Emilia De Biasi, senatrice del Pd che come presidente della commissione Sanità di palazzo Madama aveva deciso di tenere per sé il ruolo di relatrice del testo arrivato dalla Camera. Un testo che in commissione ha subito l’ostruzionismo di partiti come Forza Italia, Area popolare e Lega Nord. Ne sono state una conseguenza le oltre 80 audizioni chieste e gli oltre 3mila emendamenti presentati. Per questo due settimane fa De Biasi si è dimessa da relatrice , in modo che per la legge non sia più necessaria l’approvazione in commissione, ma che la conferenza dei capigruppo possa calendarizzarne direttamente la discussione in aula. Se le dimissioni di De Biasi, minacciate più volte, fossero arrivate prima, non si sarebbe velocizzato l’iter? “Non si fa carne di porco delle regole”, risponde la senatrice a margine dell’incontro “Le scelte di fine vita nella legislazione italiana” organizzato a Milano dall’associazione Luca Coscioni. “Come presidente della commissione avevo il dovere di sondare fino in fondo la possibilità di far fare alla commissione il suo lavoro. I colpi di mano non sono democratici”. Ma un problema di democraticità c’è anche nel fatto che non venga approvata una legge che avrebbe il favore della maggioranza della popolazione. Lo sottolinea il radicale Marco Cappato, tesoriere dell’associazione Luca Coscioni, che aggiunge: “Il testamento biologico sarebbe il recepimento di quanto la giurisprudenza ha già stabilito essere un diritto”. Come è possibile una cosa del genere? “Questa domanda mi mette in imbarazzo – risponde Pia Locatelli, deputata del Psi e coordinatrice dell’intergruppo sul biotestamento -. È un tema così evidentemente urgente che è imbarazzante che non riusciamo a convincere la maggioranza dei nostri colleghi a legiferare”. Eppure basterebbe sommare i voti di Pd e M5s, che si dicono favorevoli al provvedimento, per vedere il testo approvato: “È su questa trasversalità che conto per portare a casa la legge – dice Locatelli -. Giuro che non lasciamo niente di intentato”.