Primo posto e ballottaggio per il M5S a Ostia. Ma anche 20mila voti persi per strada nel giro di un anno e mezzo, dato che non può non rappresentare un problema nel municipio di Roma sciolto per mafia. Specie perché al ballottaggio la vittoria contro il centrodestra guidato dalla pupilla di Giorgia Meloni è tutt’altro che scontata. Si confermano i timori della vigilia per il Movimento e per Virginia Raggi, che almeno in questa “prima manche” devono accontentarsi un bicchiere mezzo vuoto. Proprio mentre l’estrema destra filo-fascista di Casapound alza la testa e mette a segno un risultato non molto lontano al tanto temuto 10%. Le elezioni del Municipio X di Roma Capitale, quello sciolto per infiltrazioni mafiose nel 2015 all’indomani della seconda tornata di arresti nell’ambito dell’inchiesta sul Mondo di Mezzo confermano alcune delle sensazioni della vigilia, ma si caratterizzano soprattutto per la bassissima affluenza alle urne, appena il 36.15%, cosa che di fatto ha drogato i risultati finali ma che più di tutti ha sembrato danneggiare il M5S. Quando manca un sola sezione da scrutinare, questi i risultati: al ballottaggio vanno dunque la candidata del M5S, Giuliana Di Pillo, con il 30.25%, e quella del centrodestra, Monica Picca, con il 26.68%. Terzo classificato Athos De Luca per il Pd, 13.62%, poi Luca Marsella di Casapound con il 9.04%, Franco De Donno, civico di sinistra con l’8.57% e l’autonomista Andrea Bozzi con il 5.53%.

video di Angela Gennaro

EMORRAGIA DI CONSENSI – Salta subito agli occhi il crollo percentuale – ma soprattutto di consensi – del M5S rispetto alle amministrative 2016. Di Pillo, la candidata che si occupa del litorale da un anno in qualità di dipendente del Gabinetto della sindaca Raggi, ha trascinato alle urne circa 20mila persone, mentre per la stessa prima cittadina nel giugno del 2016 erano andati a votare ben 42.538 elettori, il 43% (ben 13 punti percentuali in meno). Certo, in proporzione agli altri non è che siano andati meglio: Meloni e Marchini lo scorso anno collezionarono insieme 27.000 voti, mentre la candidata unitaria del centrodestra stavolta ne ha raccolti 10mila di meno, anche se la percentuale è indubbiamente cresciuta (26% contro il 21%); così come il Pd regge – è vero – con un onorevole 13,6%, nonostante il disastro sul territorio generato dall’arresto del suo presidente municipale Andrea Tassone. Ma il “kamikaze” Athos De Luca colleziona comunque 7.000 voti in meno rispetto al candidato sindaco Roberto Giachetti. Ed ecco che, in mezzo a questa emorragia di consensi, gli unici a sbancare davvero sono i “fascisti del terzo millennio” che con Luca Marsella hanno ottenuto un risultato che – sebbene alterato dalla bassa affluenza – in termini percentuali arrivva a sfiorare il 10 per cento.

EFFETTO MIDTERM SUL CAMPIDOGLIO – Nonostante l’ufficio stampa del M5S avesse annunciato già da sabato la presenza di Di Pillo in sala stampa “dopo la mezzanotte”, all’ultimo momento lo stesso staff pentastellato intorno all’1 di notte ha preferito non esporre la propria candidata a microfoni e telecamere “a causa di dati ancora troppo poco definiti”. Di Pillo parlerà dunque “in una conferenza stampa in giornata”. Eppure, inusualmente, nella notte ha comunque ritenuto utile rilasciare alcune dichiarazioni all’Ansa: “Il M5s è la prima forza politica del X Municipio. Abbiamo avuto una grande crescita rispetto alle ultime elezioni municipali del 2013 – ha detto – Ora ci aspettano altri 15 giorni di campagna elettorale: come abbiamo sempre fatto staremo con i cittadini sul territorio per garantire al X Municipio il cambiamento e il riscatto che merita”. I dati a cui fa riferimento la candidata pentastellata sono quelli del 2013, quando candidato in Campidoglio era Ignazio Marino e al Municipio di Ostia quel Tassone arrestato due anni dopo. Un’altra era politica: prima di “Mafia capitale”, prima della crescita esponenziale del M5S nei territori, prima della narrazione con la quale i pentastellati sono riusciti ad affermarsi nella Capitale con i numeri straordinari del 2016. Invece, sempre a quanto dichiarato da Di Pillo all’Ansa, “l’astensionismo è la prima e grave conseguenza di un municipio sciolto per mafia e commissariato da due anni e in cui l’ultimo presidente, del Pd, è addirittura stato arrestato”, cosa che doveva invece essere un punto di forza per il movimento fondato da Grillo e Casaleggio.

CASAPOUND: PERICOLO NERO O FUOCO DI PAGLIA? – L’altro grande tema di queste elezioni era la possibile affermazione dei neo-fascisti per Casapound. Cosa che puntualmente si è verificata. Certo, va detto che gli oltre 5.000 voti collezionati da Luca Marsella rispetto ai 187.000 aventi diritto sembrano davvero poca cosa; in democrazia, tuttavia, decide chi partecipa e i numeri dicono che oggi il movimento fondato da Gianluca Iannone sfiora il 10% e si affaccia minacciosamente sulla politica italiana. “Siamo pronti per entrare in Parlamento”, ha ripetuto come un mantra Marsella, mentre nell’unica sezione del quartiere popolare di Nuova Ostia, fortino del potente clan Spada, Casapound ha superato addirittura il 21 per cento. “Questo perché siamo gli unici presenti sul territorio”, affermano i militanti, ricordando la distribuzione di derrate alimentari effettuata negli ultimi mesi proprio a ridosso delle case popolari.

IL PD VINCE IL DERBY E SOGNA IL “DISPETTO” AL M5S – Sfida nella sfida era il “derby” nel centrosinistra fra il Partito Democratico, guidato dal candidato di lungo corso Athos De Luca, e la sinistra “alternativa” che, con una lista civica, sosteneva il sacerdote rosso Franco De Donno. Alla fine, nonostante le previsioni catastrofiche, i Dem sono riusciti a non scendere sotto il 10-12%. “Il Pd in questo territorio rischiava di scomparire – ha spiegato l’ex consigliere capitolino – e invece ha dimostrato di riuscire ad attrarre ancora consenso quando si rimette in gioco”. L’astensionismo “avrebbe potuto ucciderci, invece ha danneggiato il Movimento 5 Stelle – attacca ancora De Luca – sintomo che il loro effetto si sta sgonfiando”. In fondo “qui avevano arrestato il nostro presidente, non era facile ripartire”. E ora, al ballottaggio, chi voterà? La sensazione è che da queste parti più di qualcuno potrebbe turarsi il naso e andare a votare, al secondo turno, la candidata di Giorgia Meloni. “Sono fascisti? Sono più fascisti quelli del M5S”, azzardano alcuni giovani militanti del partito renziano, lasciando intendere che il nemico attuale non è più quello di un tempo.

video di Angela Gennaro

A DESTRA DA SEPARATI IN CASA – Surreale, infine, il clima che si respira nel centrodestra. Anche qui, la piccola Ostia sembra rispecchiare appieno altri livelli istituzionali. Il comitato elettorale di Monica Picca di via Dante Vaglieri la notte dello spoglio appariva in pratica come una sezione di Fratelli d’Italia, mentre gli esponenti di Forza Italia hanno preferito seguire presso il loro comitato, distante poche centinaia di metri. Sorrisi e applausi per la candidata meloniana, ma anche riflessioni sul futuro. “In Sicilia uniti si vince, a Ostia uniti si vince, ma poi nei vertici politici si parla di Milan…”, azzarda qualche ben informato nell’intento di raccogliere i voti in arrivo dai rappresentanti di lista. Così, vincere il municipio è diventato soprattutto un fatto campanilistico che interessa a Fratelli d’Italia: “Monica è andata bene? Sì, ma ora speriamo nei voti di lista”, ripetono nervosamente alcuni dirigenti nazionali. Certo, per battere il M5S servirebbe il 10% di Casapound, “ma noi non ci parliamo, siamo cose diverse, da sempre”. Difficile, allo stato attuale, un apparentamento con i neo-fascisti, anche perché a sostenerli c’erano Francesco Storace e Gianni Alemanno, già esclusi dalla coalizione al momento di scrivere le liste: “Noi parleremo con i cittadini”, dice il capogruppo alla Camera, Fabio Rampelli.