Da quando, ad agosto, la Prefettura ha ceduto all’insistenza del sindaco Enrico Ioculano (Pd) e ha deciso di sgomberare il centro di accoglienza “Ventimiglia confine solidale” (gestito dai volontari presso i locali della chiesa di Sant’Antonio di don Rito Alvare), la città di frontiera non ha più un luogo protetto dove dare ospitalità alle donne e ai minori in transito verso la Francia. Se il Garante per i minori aveva richiesto per lo meno l’apertura di un centro dedicato ai minori prima della chiusura del centro gestito dalla Caritas, il Comune ha cavalcato la rabbia di alcuni abitanti per bloccare l’apertura di un centro che avrebbe permesso un accoglienza dignitosa all’interno di una struttura riservata a minori e donne dove queste due fasce più fragili avrebbero trovato protezione nel rispetto della legge Zampa (n°47 del 07/04/2017).
Ora, a distanza di due mesi, solo alcune donne e minori accettano l’accoglienza istituzionale garantita presso il Campo Roya, a diversi chilometri dal centro città e oltre 20 dal confine, in promiscuità con oltre 400 adulti e circondati da grate e forze dell’ordine. Molti altri, oltre cento in questi giorni, sono tornati a dormire sul greto del fiume, senza alcun accesso all’acqua potabile e in condizioni igienico sanitarie ancora più precarie, esposti ai frequenti rastrellamenti delle forze dell’ordine che, su indicazione del Ministero dell’Interno, continuano ad effettuare operazioni di “alleggerimento della frontiera” con trasferimenti forzati all’hotspot di Taranto.
“Sappiamo che la situazione non è emergenziale – ammette il Prefetto Silvana Tizzano ai microfoni de ilfattoquotidiano.it – ma contiamo di superare questo problema entro fine anno, riservando ai minori una struttura attualmente utilizzata dalla Croce Rossa a Ventimiglia per l’accoglienza di adulti.” Rispetto alle critiche di quanti sottolineano come il centro delle Gianchette “Confine solidale” fosse efficace nel suo intervento e totalmente autofinanziato, il Prefetto spiega anche che “l’obiettivo primario era anche quello di concentrare in un unico luogo, il Campo Roya, l’arrivo dei migranti in transito, per un maggiore controllo e stemperare il malumore dei residenti, che anziché contestare la chiusura della frontiera tendevano a prendersela con le persone in viaggio che, questo blocco, lo pagano sulla propria pelle