Falso ideologico in atto pubblico. È questa l’accusa con cui la Procura di Torino ha iscritto nel registro degli indagati la sindaca del capoluogo piemontese Chiara Appendino, il suo capo di Gabinetto Paolo Giordana e l’assessore al Bilancio Sergio Rolando. I tre hanno ricevuto in mattinata gli avvisi di garanzia e nel tardo pomeriggio si sono presentati in Procura per farsi interrogare dal procuratore Armando Spataro e dall’aggiunto Marco Gianoglio. L’ipotesi di reato nasce da una postilla inserita nel primo bilancio firmato dalla giunta a 5 stelle e fa riferimento alla vicenda dell’ex Westinghouse. Si tratta di un debito da 5 milioni di euro ereditato dall’amministrazione di Piero Fassino, ma cancellato dal documento contabile della città. I predecessori della Appendino avevano contratto il debito con la società Ream della Fondazione Crt, che aveva anticipato come caparra i 5 milioni per assicurarsi un diritto di prelazione per costruire un grosso centro commerciale sull’area ex Westinghouse. Quei soldi, secondo gli accordi, dovevano essere restituiti nel 2017, visto che poi il progetto in questione è stato accantonato. Nel bilancio 2016, però, quella cifra non è mai comparsa. A dare notizia dell’indagine è stata la stessa sindaca M5s con una nota, che poi uscendo dalla procura dopo 3 ore di interrogatorio ha dichiarato: “Non abbiamo nulla da nascondere. Sono serena e ho piena fiducia nella magistratura. Abbiamo esposto i fatti alla luce di come abbiamo lavorato nell’ambito dell’approvazione del bilancio e tutto l’iter conseguente”. In sua difesa in giornata è anche intervenuto il candidato premier M5s Luigi Di Maio: “Siamo sotto attacco, il sistema ci accerchia”. A rispondere ai grillini su Facebook è stato invece l’ex sindaco di Torino Piero Fassino: “Sono sempre stato un convinto garantista, tanto più quando riguarda gli avversari politici. Mi auguro che certe esperienze insegnino a tutti che governare è difficile”.

Il motivo? Le difficoltà economiche ereditate dalla precedente amministrazione e la necessità di far quadrare i conti per evitare di dichiarare il dissesto della casse comunali, però, secondo gli inquirenti (che hanno sequestrato anche una serie di email tra la Appendino e i fedelissimi) hanno spinto lo staff – nei giorni concitati della chiusura del bilancio – a cambiare unilateralmente le cifre ufficiali dell’accordo con Ream, posticipando il pagamento dei famosi 5 milioni al 2018. Un’operazione che, secondo il materiale raccolto da chi indaga, è stata ordinata al dirigente dal capo di Gabinetto della sindaca Paolo Giordana, con la Appendino e l’assessore al Bilancio Rolando che sarebbero stati, secondo l’accusa, pienamente a conoscenza dell’alterazione. Venuti a sapere della questione, i capigruppo di opposizione Alberto Morano (lista Morano) e Stefano Lo Russo (Pd) hanno presentato un esposto in Procura, seguito da un’altra denuncia da parte dei revisori dei conti del comune. A questo punto il pm Marco Gianoglio ha aperto l’inchiesta.

In un messaggio di posta elettronica proprio lo stesso Giordana scrisse alla direttrice finanziaria di Palazzo Civico Anna Tornoni: “Ti pregherei di rifare la nota evidenziando solo le poste per le quali possono essere usati i 19,6 milioni di Westinghouse. Per quanto riguarda il debito con Ream io lo escluderei dal ragionamento, in quanto con quel soggetto sono aperti altri tavoli di confronto”. Il documento venne mandato in copia alla sindaca e all’assessore al bilancio Sergio Rolando. Il giorno successivo, Tornoni rimandò la relazione con i ritocchi indicati. “Non essendo a conoscenza di tavoli di confronto avevo ritenuto opportuno ricordare a tutti quali fossero gli impegni assunti dall’amministrazione precedente, al fine di non generare elementi di criticità per questa giunta”.

A dare la notizia dell’iscrizione nel registro degli indagati è stata la stessa sindaca di Torino, che ha diramato una nota ufficiale: “Vi comunico che mi è appena stato notificato un avviso di garanzia dalla Procura di Torino per la vicenda Ream – ha detto la prima cittadina – Sono assolutamente serena e pronta a collaborare con la magistratura, certa di aver sempre perseguito con il massimo rigore l’interesse della Città e dei torinesi. Desidero essere ascoltata il prima possibile al fine di chiarire tutti gli aspetti di una vicenda complessa – ha concluso l’esponente del Movimento 5 Stelle – relativa all’individuazione dell’esercizio di bilancio al quale imputare un debito che questa amministrazione mai ha voluto nascondere“. Per i grillini si tratta di una mossa del Pd per mettere in difficoltà l’amministrazione M5s: “Siamo sotto attacco, il Movimento è sotto attacco”, ha scritto Di Maio sul blog di Beppe Grillo. “In questo momento stanno provando ad accerchiarci da tutti i lati: Tv e giornali, partiti e dirigenti pubblici lottizzati sanno che rischiano di perdere tutto. Oggi questo sistema attacca Chiara Appendino. Ma da oggi non staremo più zitti, ora si inizia a ribattere colpo su colpo. E’ il momento di metterci la faccia. Io ce la metterò ogni qualvolta ci sarà da raccontare la verità”. Stesso tono per il deputato Alfonso Bonafede che ha quindi commentato: “Il Pd crede di aver trovato la clava con la quale colpire il Movimento”, ha scritto in una nota, “presentare esposti per cui la magistratura deve aprire dei fascicoli per poi attaccare dicendo che siamo indagati. Questa volta è toccato a Chiara Appendino. Ed è un paradosso: mentre la giunta torinese prova a uscire dalla palude finanziaria nella quale l’hanno costretta le amministrazioni di Fassino e Chiamparino, a essere indagata ora è la stessa Appendino. Menomale che sappiamo di poter contare su una magistratura indipendente, che non si fa influenzare dai politicanti di ieri”.