Un giudice spagnolo ha ordinato l’arresto dei presidenti delle due grandi organizzazioni indipendentiste della società civile catalana Anc e Omnium, Jordi Sanchez e Jordi Cuixart, accusati di “sedizione” per le manifestazioni pacifiche di Barcellona il 20 e il 21 settembre. Una notizia, secondo quanto riferisce Tv3, arriva alla fine di una giornata in cui da Barcellona era arrivato l’invito alla trattativa. “Due mesi di dialogo sincero per arrivare ad un accordo” ha detto il presidente della Generalitat catalana Carles Puigdemont rispettando l’ultimatum datogli da Mariano Rajoy, proponendo due mesi di dialogo ma non specificando come chiesto dal premier spagnolo se l’11 ottobre davanti al Parlamento di Barcellona ha dichiarato o meno l’indipendenza.

Una proposta cui Madrid ha risposto con un nuovo ultimatum: “Risponda entro giovedì o scatta l’articolo 155 della Costituzione”, ovvero il commissariamento. Nel frattempo, il parlamento catalano ha deciso di sospendere la sessione in programma mercoledì e giovedì di questa settimana a causa della “situazione eccezionale che vive la Catalogna e della possibile attivazione dell’articolo 155 della costituzione” allo scadere del secondo ultimatum. La decisione è stata presa dalla conferenza dei capigruppo per iniziativa dei gruppi indipendentisti, che hanno la maggioranza assoluta nel Parlamento. La procura spagnola, invece, ha chiesto l’arresto per il capo dei Mossos d’Esquadra, la polizia catalana, Josep Lluis Trapero, accusato di sedizione per la presunta inazione dei Mossos durante la repressione attuata dalla polizia spagnola il primo ottobre contro la folla ai seggi del referendum catalano. Alla fine, Trapero è riuscito a evitare il carcere: il tribunale spagnolo ha deciso di lasciarlo in libertà, con alcune misure cautelari, tra cui il ritiro del passaporto e l’obbligo di firma ogni 15 giorni.

Prima delle 10 del mattino, Puigdemont ha inviato al premier spagnolo una lettera dai toni concilianti, in cui avanza due richieste: stop alla “repressione” e un incontro il prima possibile per arrivare a una mediazione tra le due parti. “Sia fermata la repressione contro il popolo contro il popolo e il governo catalano – scrive Puigdemont nella lettera diffusa dal quotidiano La Vanguardia – Tra le altre cose, stiamo subendo la violazione dei diritti fondamentali, il congelamento dei conti bancari, la censura di Internet e dei mezzi di comunicazione, la violazione del segreto postale, la detenzione dei servitori dello Stato e la brutale violenza della polizia esercitata contro la popolazione civile pacifica durante il referendum del 1 ottobre”, continua il presidente della Generalitat.

Il testo continua con la richiesta di un incontro, “il prima possibile, per non lasciare che la situazione si deteriori ulteriormente”. Un’apertura al dialogo, che è la “priorità del governo catalano” ma che, torna a sottolineare Puigdemont, è anche “incompatibile con l’attuale clima di crescente repressione e minaccia“. “Vogliamo parlare, come fanno le democrazie consolidate, del problema che pone il popolo catalano, che vuole intraprendere il suo cammino come Paese indipendente nel quadro europeo – continua la lettera – Nei prossimi due mesi il nostro principale obiettivo sarà iniziare a dialogare e che tutte quelle istituzioni e personalità internazionali, spagnole e catalane, che hanno espresso volontà di aprire un cammino di negoziazione abbiano la possibilità di esplorarlo”, si legge. “Sono sicuro che, con buona volontà e riconoscendo il problema e guardandolo in faccia, possiamo trovare la via della soluzione“, è l’appello finale del presidente della Catalogna.

La risposta di Madrid è durissima. La prima a parlare è Soraya Saenz de Santamaria: in assenza di una risposta chiara sulla dichiarazione di indipendenza, che “non era difficile dare”, la “data chiave” per il governo di Madrid è giovedì alle 10, ha specificat in una conferenza stampa o la vice premier spagnola, secondo la quale entro quel giorno Puigdemont dovrà “rettificare e dovrà farlo con chiarezza”. E’ “nelle sue mani” la possibilità di “evitare che si applichi la Costituzione“, l’articolo 155 che, secondo quanto spiegato dalla vice premier, non sospende l’autonomia della Catalonia ma “ripristina la legalità e l’esercizio dell’autonomia d’accordo con gli standard costituzionali e statutari”. “Non è difficile tornare alla ragionevolezza – ha insistito Santamaria – e dare una risposta chiara ai cittadini della Catalogna ed al resto della Spagna. Bisogna rispettare la legge“.

Rajoy ha risposto a Puigdemont con una lettera, specificando che “deplora profondamente” la sua decisione di non rispondere sull’indipendenza e avvertendolo che sarà “l’unico responsabile dell’applicazione della Costituzione”, in riferimento all’articolo 155. Rajoy si dice “profondamente” dispiaciuto del fatto che Puigdemont non abbia risposto alla richiesta di chiarimento sulla eventuale dichiarazione d’indipendenza, spiegando che tale richiesta rappresenta il passo precedente a quanto previsto dalla Costituzione. “Non posso accettare in alcun modo l’esistenza di ciò che lei chiama ‘conflitto storico tra Stato spagnolo e Catalogna’”.

Oggi è anche il giorno in cui il capo dei Mossos d’Esquadra, la polizia catalana, Josep Lluís Trapero, sarà ascoltato dai giudici dell’Audiencia Nacional a Madrid, come ha ricordato anche nella lettera di Puigdemont, nel passaggio sulla “repressione” dei catalani. Trapero è indagato per sedizione in relazione alla presunta “inazione” della polizia catalana nei disordini del 20 settembre e durante il referendum del primo ottobre. Con lui sono indagati per sedizione – reato che prevede una pena fino a 15 anni di carcere – e convocati in tribunale anche i presidenti dell’Assemblea nazionale catalana e dell’Omnium Cultural, Jordi Sánchez e Jordi Cuixart, e la intendente dei Mossos, Teresa Laplana.