“A teatro mi hanno insegnato così: se fai una critica devi avere subito una proposta costruttiva. Altrimenti stai zitto”. Monica Santoro dal 2007 è attrice al Teatro Laboratorio di Pjotr Fomenko, a Mosca, ma da un anno ha scelto di tornare in Italia per vivere la maternità vicina alla sua famiglia. Gli insegnamenti del teatro, la 39enne di Guastalla (provincia di Reggio Emilia), non può fare a meno di applicarli anche ai tanti italiani che ha visto vivere all’estero nei suoi 15 anni di Russia. “In molti criticano l’Italia, alcuni senza proporre nulla di costruttivo. E non credo che criticare con risentimento, da lontano, sia costruttivo. In ogni giudizio ci dovrebbe essere se non una proposta per migliorare, almeno il rispetto per la propria storia e le proprie radici”.

Passando per i locali di Mosca, avreste potuto vederla cantare sulle note di Luigi Tenco, Mina, Gino Paoli e Fred Buscaglione, con un gruppo di amici musicisti intenzionati a fare conoscere la musica italiana ai russi. Un legame, quello verso la sua terra, che l’ha portata a scegliere di tornare nel Belpaese anche per donare a suo figlio il ritmo tranquillo e sereno che alcuni paesi italiani ancora sanno custodire. “I ricordi più belli sono quelli di quando da piccola si facevano le feste in paese, le sagre, e si stava insieme. Ho nelle orecchie il dialetto delle mie terre e la storia dei borghi meravigliosi in cui sono cresciuta”.

A teatro mi hanno insegnato così: se fai una critica devi avere subito una proposta costruttiva. Altrimenti stai zitto

Perché Monica, più stava fuori dall’Italia e più sentiva la necessità di capire da dove era partita. “Per aprirmi completamente alla cultura russa e alla nuova vita in un altro Paese è stato fondamentale sentire forti le mie radici”. Un sentimento di appartenenza che l’ha portata a scontrarsi con gli italiani “che criticano l’Italia dall’estero o fanno paragoni inutili tra diversi paesi”. Conserva gelosamente il ricordo dei sui 15 anni russi e intanto guarda con dolcezza a suo figlio circondato dai nonni e dagli amici di un tempo. “Se potessi consigliare qualcosa agli italiani all’estero, gli chiederei di avere un po’ più di dolcezza verso l’Italia e verso le nostre radici”.

La sua vita inizia a incrociarsi con San Pietroburgo a 25 anni quando, dopo una laurea in Lingue e letterature straniere all’università di Urbino e un lavoro avviato come traduttrice e insegnante, Monica capisce di non riuscire a mettere da parte il sogno di diventare attrice. Peccato che nelle scuole italiane non ci fosse posto per lei. “In Italia ho trovato tante porte sbattute poco simpaticamente in faccia, ma ora posso dire: grazie. Almeno ho fatto le valigie e sono andata in Russia”, alla volta dell’Accademia d’arte drammatica statale di San Pietroburgo. Eppure, l’attrice cresciuta in Emilia, ha sempre cercato di guardare senza rancore ma con gratitudine a chi non l’ha accolta in Italia. “Non capisco gli italiani all’estero che sparano a zero sul nostro Paese”, racconta Monica e parlando si rende conto di non comprendere neppure gli italiani che si lamentano restando in Italia. “Piuttosto che continuare a lamentarsi per quello che non va, credo sia meglio conservare energia per agire e trovare la propria strada. O addirittura per cambiare le cose”.

Perché criticarci? Chi parte sceglie di andarsene per ragioni profonde e spesso lo fa a malincuore, perché non c’è altra scelta

Mentre si racconta, nella stanza accanto a lei dorme il suo bambino che ha poco meno di un anno. Lui, che è stata la scintilla per farle scegliere di rimettersi in gioco proprio nella sua terra. Un viaggio di ritorno, che l’ha aperta alle critiche di quegli italiani che attaccano quanti cercano fortuna all’estero. “Perché criticarci? Chi parte sceglie di andarsene per ragioni profonde e spesso lo fa a malincuore, perché non c’è altra scelta”. Perché se per alcuni italiani i giovani che vanno all’estero sono egoisti o esterofili, per gli italiani espatriati le persone che fanno esperienza fuori dai confini “saranno la ricchezza del nostro Paese, domani, quando torneranno con un nuovo bagaglio”. E se invece non dovessero tornare? “Allora saranno la ricchezza di altri luoghi. Siamo cittadini dello stesso mondo: dunque saranno comunque una ricchezza per tutti noi”.

Community - Condividi gli articoli ed ottieni crediti
Articolo Precedente

Giovani e lavoro, Confindustria: “La fuga dei cervelli ci costa 14 miliardi l’anno. Doppio spreco per il Paese”

next
Articolo Successivo

“In Australia ho trovato più attenzione al valore del dipendente: promozioni basate sul merito, non sulle conoscenze”

next