L’ultima giravolta è quella definitiva, anzi no. E invece sì. Antonio Cassano lascia tutti di sasso anche nel giorno dell’addio: doppia finta, tunnel e tanti saluti. Spiazzati tutti, come quando giocava. In mattinata annuncia l’addio all’Hellas Verona e si vocifera di una chiusura definita con il calcio. Lui conferma i saluti con i gialloblù, ma sul profilo Twitter della moglie smorza i toni: “Non ho intenzione di lasciare il calcio, sto bene fisicamente”. Poche ore dopo, il colpo di scena: “Mia moglie ha sbagliato, mi ritiro”. Aveva iniziato con una ‘bicicletta’ ai danni della difesa dell’Inter, ha chiuso con tripla giocata prima della pennellata dell’addio. Fine.

Uno dei più grandi talenti del calcio italiano lascia i campi dopo aver giocato con Bari, Roma, Real Madrid, Sampdoria, Inter, Milan, Parma e ancora a Genova, la sua seconda casa, e quattordici brevissimi giorni a Verona. Talento da vendere, colpi proibiti ai comuni mortali con i piedi, ma pure colpi di testa mica da scherzare. Gli insulti e le rabone, le bandierine spaccate e i dribbling ubriacanti, gol da cineteca e fughe improvvise, l’imitazione di Fabio Capello e il recupero dopo i problemi al cuore. C’è stato tutto e il contrario di tutto – tranne i trofei – nella carriera di questo ragazzo barese, nato poche ore dopo l’urlo di Marco Tardelli al Mundial ’82, cresciuto sbucciandosi le ginocchia sulle pietre di Bari Vecchia e obbligando il suo allenatore a comprare un paio di scarponcini Timberland, perché così aveva deciso di voler giocare.

Fatto così tanto di contraddizioni, il Pibe de Bari, che nella sua autobiografia ha raccontato di aver avuto 6-7000 donne e alimentato la fantasia rivelando delle feste fino alle 9 del mattino nelle ville romane con “bonazze e donne della tv”, ma adesso lascia il primo amore per il più grande, la sua famiglia. Le ragioni dell’addio sono le stesse che avevano portato alla prima crisi, alcuni giorni fa: motivi familiari. L’ex giocatore della Nazionale ha nostalgia della moglie e dei figli, che continuano a vivere a Genova. Scusandosi con società, compagni e club, Fantantonio dice che “al contrario di quanto apparso sui profili social ufficiali di mia moglie, vorrei precisare quanto segue. Carolina ha sbagliato, dopo averci pensato e riflettuto alla fine ho deciso: Antonio Cassano non giocherà più a calcio“. Poi spiega: “Per un uomo di 35 anni sono le motivazioni a dettare la vita, e in questo momento sento che la mia priorità è rappresentata dal fatto di stare vicino ai miei figli e a mia moglie”.

“Questo ragazzo non ce la fa di testa, anche se fisicamente e atleticamente sta molto bene. Professionalmente non gli si può rimproverare nulla, evidentemente non riesce a rimanere sereno e lucido in un gruppo e vuole restare a casa – aveva detto in tarda mattinata il presidente del Verona Maurizio Setti – C’è un up e un down, parla e poi sta muto: peccato, perché dal punto di vista professionale stava facendo tutto per bene”.

La scorsa settimana la prima crisi con dietrofront: “È stato solo un momento di grande debolezza – aveva comunicato in conferenza stampa – Avevo fatto una riunione con la squadra per dire che volevo staccare un attimo, ma voglio continuare a giocare e sono convinto della scelta che ho fatto, ho avuto solo un momento debolezza“. “Tante volte ho ragionato con la pancia e questa volta grazie a mia moglie, alla tenacia di Fabio (Pecchia, ndr) e del presidente che ringrazio, che mi hanno spinto a dire che è una scommesse che devo vincere. Stavo sbagliando ancora una volta, ma io voglio vincere questa sfida e sono convinto che la vincerò. La decisione di pancia era la cazzata più grande che avrei fatto, più di quelle che ho fatto”, aveva ribadito. Adesso, invece, eccola, la ‘cazzata’.

FantAntonio era diventato ufficialmente un calciatore del Verona il 10 luglio, con un contratto annuale fino al 2018. Già sceso in campo con il gruppo allenato da Pecchia in occasione di alcune amichevoli, si era in mostra con assist e giocate pregiate. Cercava un ultimo guizzo in carriera. È finita prima di iniziare ufficialmente. Doppia finta, tunnel e tanti saluti. L’ultima Cassanata è servita.

 

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