“Un’uscita infelice”, certo. “Un pastrocchio comunicativo”. Ma non solo: dietro a quell’“aiutiamoli a casa loro” rilanciato nelle scorse ore da Matteo Renzi c’è di più. C’è “la dimostrazione che il partito sta virando a destra”, che “la svolta politica sul tema dell’immigrazione è già avvenuta, senza alcuna consultazione della base”. Questo, almeno, sostengono i dirigenti dei Giovani democratici, che dimostrano la loro insofferenza rispetto al post pubblicato dalla pagina ufficiale del Pd: quello che riprendeva un breve stralcio di “Avanti”, il libro del segretario del partito prossimo all’uscita.

Un’insofferenza che si fa protesta esplicita, nelle segreterie regionali e provinciali dei Gd di tutt’Italia, ed è condivisa perfino da alcuni di quei Millennials che Renzi aveva deciso d’includere nella direzione nazionale del Pd come segnale di rinnovamento dei vertici. Tra loro c’è Ludovica Cioria, 28 anni, segretaria regionale dei Gd piemontesi. “Mi piange il cuore a vedere che lo sforzo che il partito compie sul territorio in favore dell’integrazione viene svilito per una semplificazione inaccettabile da parte di chi gestisce la comunicazione”. Cioria, che è anche consigliera di circoscrizione del Pd in Piemonte, spiega al fattoquotidiano.it di aver già fatto notare a Renzi i problemi legati alla gestione dei social: “All’ultima direzione, quella senza streaming, pur non intervenendo ho espresso delle lamentele in modo plateale durante la relazione del segretario. Ma il problema resta: va bene provare ad essere più presenti sul web, ma se poi sui social ti muovi da cretino è normale che gli altri ti diano del cretino”. Riferimenti a qualcuno in particolare? “Il responsabile di quel pastrocchio sull’immigrazione non ce lo dicono. E fanno bene: sanno che se lo becchiamo lo ammazziamo”, scherza Cioria, sostenitrice della mozione Renzi all’ultimo Congresso.

Poi torna seria: “Al Pd non serve un megafono di propaganda, e non serve nemmeno quell’orrendo carrozzone inguardabile che è Matteo Renzi News, che andrebbe debellato dalla faccia della terra”. E cosa serve, invece? “Qualcuno che comprenda la complessità dei tremi trattati. E poi, mi chiedo: possibile che all’interno dell’ampio vocabolario italiano, ci siamo ridotti a pescare nel lessico caro a Salvini?”. Il riferimento è ovviamente a quell’“a casa loro”, rifiutato dai Giovani democratici del Piemonte. Che non a caso hanno risposto subito all’uscita di quel post. Coi fatti. Proprio sabato 8 luglio, all’indomani dello scoppio della polemica, hanno aderito ufficialmente a Ero Straniero, la campagna lanciata da Emma Bonino e dai Radicali in favore del superamento della Bossi-Fini. “Era già in programma, ma l’averlo fatto a poche ore dall’uscita di quel post ha dato un valore aggiunto alla nostra scelta”. Provocatoria? “No, direi semmai una replica costruttiva”, spiega Cioria.

Gli altri gruppi dei Gd, in effetti, per ora si sono limitati a iniziative di protesta sui social network e a comunicati ufficiali. Come quelli milanesi, che sabato hanno inviato a Renzi una lettera aperta – ripresa e commentata su Facebook da altri direttivi regionali – in cui affermano di trovare “inaccettabile che dichiarazioni di un certo tenore provengano dai nostri canali ufficiali”. I giovani dem milanesi denunciano come si sia “deciso di affidare a una gestione sgangherata la comunicazione sui social network, diffondendo messaggi ambigui e talvolta persino offensivi”. Ma non è solo una questione di forma: “Dietro alle parole – prosegue la lettera – inevitabilmente si celano delle scelte”.

Ed è questa la linea condivisa da molti dirigenti dei Gd in Italia. Del resto lo stesso segretario nazionale, Mattia Zunino, su Facebook scrive: “Aiutiamoli a casa loro? Anche alla subalternità culturale c’è un limite”. Vanno oltre i Gd modenesi, che sui loro canali social sono inequivocabili: “vergognoso e indecoroso” il post del Pd, scrivono, aggiungendo però che “no, non ci rassegniamo all’idea di sentirci dire che è un problema di comunicazione, che pure c’è e deve essere risolto. Qua il problema è squisitamente politico. In un libro il segretario del partito ci informa che subiremo un cambio di visione sui flussi migratori, che andremo a scimmiottare Salvini, e che li aiuteremo a casa loro (i migranti), tutto questo senza una discussione interna”. Stessa posizione della segreteria provinciale di Catanzaro, all’interno della quale c’è Gianmarco Cimino. Che non ha dubbi: “Non è solo un errore di comunicazione. È il segno di una strategia politica: il partito su certi temi sta virando a destra”. Claudio Mastrangelo è segretario provinciale dei Gd di Pescara, e condivide: “Le derive di metodo sottendono sempre a derive di merito. Quel messaggio è sintomatico di una svolta politica”. E neppure i Gd toscani nascondo il loro disagio: “Ci siamo vergognati e sentiti fuori posto”, scrivono su Facebook in riferimento al post rilanciato e poi oscurato dal Pd.

E c’è, poi, chi non esita a dar voce alla propria protesta neppure dopo aver subito ripercussioni per le lamentele espresse in passato. Spiega Guido Staffieri, segretario provinciale dei Gd di Roma: “Quel post dice tutto di chi gestisce la comunicazione del partito: una grafica demenziale, un linguaggio sbagliato. Ma è il problema è un altro: quella roba esce perché c’è qualcuno intorno al segretario che la ritiene accettabile”. La franchezza con cui Stafferi parla non è scontata. A fine maggio, per aver commentato in maniera ironica un post diffuso dalla pagina Facebook del Pd nazionale in merito all’addio al calcio giocato di Totti, tre dirigenti dei Gd laziali erano stati bannati. “Furono riammessi solo dopo una nostra protesta formale. Speravamo che Renzi avesse quantomeno capito la lezione sui social. Evidentemente non è così”.

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