Sull’alimentazione la disinformazione impera. Basterebbe mettere a confronto dieci nutrizionisti diversi e troveremmo disaccordo su quali siano gli alimenti giusti e meno giusti per una dieta. Ma nel 2017 si può ancora morire per seguire una dieta? La cronaca recente ci dice di sì. Ad Aversa a perdere la vita dopo un malore è una ragazza di 21 anni, a Perugia una donna di 57, affetta da sclerosi multipla. Quest’ultima secondo quanto testimoniato dal marito, stava seguendo una digiuno-terapia che prevedeva tre litri di acqua al giorno e cicli di agopuntura. A farle seguire questo regime un medico perugino specializzato, come scrive il quotidiano La Nazione. Sulla vicenda indaga la procura che ha aperto un fascicolo per omicidio colposo.

Questi sono mesi caldi per la famosa corsa alla forma fisica perfetta e i media impazzano dispensando consigli più disparati. Ma se a farlo è un medico, come ci si può salvare?
Forse è arrivato il momento di introdurre l’educazione alimentare nelle scuole come materia obbligatoria per avere delle basi sulle quali basarci e per prevenire malattie. Anni fa chiedevo al Ministero della Salute di far qualcosa in tal senso, anche grazie a una petizione che ha raccolto più di 14 mila firmeMolti sono gli istituti che hanno aderito in maniera autonoma, ma ancora manca un progetto nazionale che preveda un programma unico per le scuole.

Informare è l’unica via per prevenire anche quando, come nei casi citati, chi per lavoro si occupa della nostra salute ci prescrive una dieta folle. Se è importante sapere cosa mangiamo e da dove viene, è anche importante come nutrirsi. Informare è l’unica via. Informare per prevenire, per curare e per combattere.

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