L’Italia è il secondo peggior Paese dell’Unione europea per percentuale di persone laureate che hanno tra i 30 e i 34 anni. Lo raccontano i dati del rapporto Eurostat sull’educazione: nel 2016 una percentuale inferiore è stata registrata solo in Romania (25,6%), contro il 26,2% di laureati italiani. Il nostro Paese è anche quintultimo, davanti solo a Portogallo, Romania, Spagna e Malta, per quanto riguarda il tasso di abbandono scolastico dei ragazzi tra i 18 e i 24 anni.

L’obiettivo della strategia Europa 2020 è che per quella data l’Ue arrivi ad avere il 40% di laureati tra i 30 e i 34 anni e una percentuale inferiore al 10% di persone che non hanno raggiunto un diploma secondario. A livello europeo, i dati mostrano come rispetto al 2002, anno in cui è cominciata la strategia, sono migliorati entrambi gli indicatori. Nel 2016 i laureati, si legge nel rapporto Eurostat, sono saliti al 39,1%, contro il 23,6% di 15 anni fa. Il tasso di abbandono scolastico complessivo è invece passato dal 17 al 10.7 per cento. Nonostante i risultati siano deludenti se paragonati a quelli degli altri membri dell’Ue, l’Italia ha comunque raggiunto il proprio obiettivo nazionale, sia nel primo che nel secondo indicatore. I livelli che il nostro Paese doveva raggiungere erano d’altronde i più bassi di tutti.

Guardando agli altri Paesi, al primo posto per percentuale di laureati c’è la Lituania, con il 58,7%, seguita da Lussemburgo (54,6%), Cipro (53,4%) e Irlanda (52,9%). In Croazia si registra invece la percentuale più bassa (2,8%) di persone tra i 18 e i 24 anni che non hanno raggiunto un diploma secondario. Analizzando i dati per genere, infine, emerge come il miglioramento maggiore rispetto al 2002 sia stato conseguito dalle donne, sia per quanto riguarda le lauree sia per il completamento del percorso scolastico.

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