La notte del 10 aprile 1991 il traghetto Moby Prince, da poco partito da Livorno e diretto ad Olbia, entra in rotta di collisione con la petroliera della Snam Agip Abruzzo a due miglia e mezzo dalla costa. Delle 141 persone a bordo del traghetto si salva soltanto il mozzo, Alessio Bertrand. Le operazioni di soccorso si concentrano quasi unicamente sulla petroliera in fiamme mentre il Moby per un’ora e venti gira in tondo, a duecento metri dall’Agip, non sentito e non cercato.

Il ritrovamento ufficiale del Moby Prince avviene infine alle 23.45, un’ora e 20 minuti dopo l’impatto.

Eppure ci sono testimonianze e documenti che fanno pensare che qualcuno già sapesse del coinvolgimento del traghetto nel disastro prima di quell’ora. Ilfattoquotidiano.it, in questo lavoro d’inchiesta per certi versi inedito, ha sentito alcuni di quei testimoni. Lo sa Florio Pacini, ex direttore acquisti della Navarma (che ora è diventata Moby Lines), lo sa Raffaele Savarese, ex pilota del porto di Livorno. Lo sanno anche alcuni membri dell’equipaggio dell’Agip Abruzzo che nelle dichiarazioni rilasciate nel 1991 durante l’inchiesta sommaria della Capitaneria di Livorno e durante le audizioni in Senato della commissione d’inchiesta che da quasi due anni sta cercando di far luce sulle cause del disastro, affermano di aver visto una nave, un traghetto in fiamme, prima del ritrovamento ufficiale. Perché, allora, se tutti sapevano quella notte nessuno cercò il Moby Prince, finché il traghetto non fu trovato quasi per caso da due ormeggiatori?

E cosa c’entra la nave Aldo che invece di uscire dal porto e dirigersi verso Genova come previsto resta – dicono le rilevazioni radar – a mezzo miglio dal Moby Prince in fiamme?

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