La diga del Pertusillo “è inquinata”. Le analisi eseguite da un laboratorio privato pochi giorni dopo che nel bacino della Basilicata erano apparse preoccupanti macchie scure sono opposte ai risultati dell’Arpab. L’Agenzia regionale per la protezione ambientale aveva escluso la presenza di idrocarburi nella diga, spiegando che il fenomeno era dovuto a un particolare tipo di alghe. Lo scetticismo di fronte a questa spiegazioni ha portato molte associazioni ambientaliste a volerci vedere chiaro. Così Giuseppe Di Bello, presidente di Liberiamo la Basilicata, ha commissionato le analisi delle acque a dei privati. “L’acqua è peggiore di quella che esce da uno scarico post depuratore fognario“, ha detto lo stesso Di Bello a La Gazzetta del Mezzogiorno.

La diga del Pertusillo, 155 milioni di metri cubi d’acqua per la Basilicata e la Puglia, preoccupa il Sud ormai da diverse settimane. “Dagli accertamenti richiesti da forze dell’ordine e sindaci – aveva spiegato Edmondo Iannicelli, direttore generale Arpab – possiamo dire che non c’è traccia di idrocarburi né nel laghetto Ciambrina, né nella diga”. Ma cosa è successo allora alle acque del Pertusillo? Alcune foto, scattate con un drone da Michele Tropiano, un 38enne di Grumento Nova, mostravano grandi chiazze di colore marrone in alcuni punti della diga. La paura porta al Centro Olio Val d’Agri dell’Eni, poco distante. Marcello Pittella, governatore della Basilicata, aveva escluso potesse trattarsi di una contaminazione, ma aveva ammesso: “Resta da chiarire la vicenda di uno sversamento di greggio da un serbatoio: stiamo predisponendo una diffida all’Eni”.

Qualche settimana prima della diffusione di queste foto, infatti, c’era stato uno sversamento di greggio da una delle cisterne del Cova di Viggiano. E la vicinanza dei due eventi pone quantomeno dei dubbi, riaffermati ora dalle analisi commissionate da Di Bello. I risultati del laboratorio privato dicono che “limitatamente ai parametri analizzati, il campione risulta non conforme alle caratteristiche di qualità per acque superficiali destinate alla produzione di acqua potabile“. Le analisi hanno evidenziato, come riferisce La Gazzetta del Mezzogiorno, che il Bod, vale a dire la richiesta biochimica di ossigeno, è nove volte oltre il limite fissato dalla normativa.

“Leggere che il Bod – spiega Di Bello al quotidiano – misura 28,6 milligrammi litro quando la soglia di attenzione è di tre, spaventa abbastanza. Perché quello non è solo un numero, è inquinamento, la qualità dell’acqua è compromessa. Tanto che il chimico del laboratorio scrive che non è adatta ad essere potabilizzata e quindi bevuta“. I campioni sono stati raccolti nelle zone dove l’acqua non aveva cambiato colorazione, ha raccontato lo stesso Di Bello: “Ecco i risultati, ci sono anche metalli pesanti e idrocarburi policiclici aromatici”. “Una volta per tutte vorremmo la verità su ciò che si annida nella diga del Pertusillo – ha concluso – che, lo ricordiamo, fornisce acqua a Puglia e Basilicata”.

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